Dakar 2020, i dettagli del percorso e cosa aspettarsi dall’Arabia Saudita

I dettagli della Dakar 2020

Presentata la Dakar 2020, la prima in Medio Oriente e precisamente in Arabia Saudita. Ecco il percorso, le novità e i principali iscritti
Dakar 2020, i dettagli del percorso e cosa aspettarsi dall’Arabia Saudita

Svelata la Dakar 2020, l’edizione che aprirà i confini del rally raid più famoso al mondo verso il Medio Oriente, per quello che gli organizzatori considerano il terzo capitolo della storia della corsa.

Panoramica della Dakar 2020

Un terzo atto che si aprirà nel 30esimo Paese visitato dall’evento nel corso delle sue edizioni, ovvero l’Arabia Saudita, dopo l’era nei continenti dell’Europa-Africa e poi in Sudamerica dal 2009 sino allo scorso anno; in seguito, difficoltà organizzative e magari qualche petroldollaro in più hanno spostato la carovana nel controverso regno saudita che si sta aprendo timidamente ai diritti civili (ed anche al turismo, visto che quest’anno c’è stata la storica concessione dei visti turistici per visitare il Paese), ma che continua a mantenere qualche zona d’ombra che offusca l’ambizioso progetto della Vision 2030 portata avanti dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Ma questa è un’altra storia, evidentemente non considerata dagli organizzatori della Dakar.

La 42esima edizione partirà il 5 gennaio 2020 da Jeddah, cittadina portuale sulla costa ovest che si affaccia sul Mar Rosso, e si concluderà il 17 gennaio a Qiddiyah, a pochi chilometri dalla capitale Riad. In tutto 12 tappe per 7.856 km complessivi, di cui 5.097 di prove speciali tra le dune del deserto e gli sterrati del nord. A differenza degli ultimi anni, oltre la metà del percorso (il 64,88% per la precisione) è di gara vera e propria, sovvertendo il bilanciamento che in passato sussisteva tra la competizione ed i trasferimenti.

Dakar 2020, il percorso

Il Regno della Sabbia, come è stata chiamata questa edizione della Dakar, condurrà gli iscritti alla corsa dalla seconda città più grande del regno saudita verso una prima parte della gara che metterà alla prova le doti di navigazione dei concorrenti, con diversi tracciati da seguire e la loro capacità di orientarsi ad avere l’ultima parola lungo il percorso che li condurrà ad Al Ula dopo aver toccato i confini con la Giordania. Già dalla seconda prova speciale, la Al Wajh -Neom, da 367 km di gara i corridori toccheranno con mano le difficoltà di navigazione della Dakar saudita, mentre nella successiva tappa di Neom si giungerà sulla più alta altitudine dell’edizione, ovvero 1.400 metri. In generale questo primo terzo di gara si svolgerà principalmente sugli sterrati, per poi lasciare gradualmente posto alla sabbia andando verso sud.

Dalla sesta tappa infatti si passa al deserto tout court, che contraddistingue totalmente la Ha’il – Riad da più di 800 km totali. Segue il giorno di riposo nella capitale saudita di cui i partecipanti dovranno approfittare perché nella giornata successiva arriva la prova speciale più lunga della Dakar 2020, la Riad – Wadi Al-Dawasir da 546 km di gara, tra dune e settori dove sarà necessario mettere in atto ancora una volta le proprie capacità di navigazione. Si scende poi in direzione sud nella zona più montuosa del Paese per arrivare alla fase finale, dove si giungerà nella zona del Quarto Vuoto (ovvero il Rubʿ al-Khālī, l’immenso deserto che occupa la zona meridionale dell’Arabia Saudita) e dove conteranno le abilità di guida e di endurance soprattutto nella immancabile Marathon Stage, ovvero senza assistenza, dalla decima tappa di Haradh – Shubaytah da 534 km competitivi. Altre due prove speciali e la Dakar 2020 si concluderà a Qiddiyah, dove sarà necessario dimostrare ancora una volta le proprie capacità di navigazione, soprattutto nella parte finale.

Le novità della Dakar 2020

Rispetto agli anni scorsi, si è cercato in questa edizione di ridurre il divario tra professionisti ed amatori del mondo rally raid, con dei nuovi roadbook a colori che saranno consegnati qualche minuto prima della partenza di alcune tappe (come è stato sperimentato al recente Rally del Marocco), in modo da evitare che si ripetano le roventi polemiche della Dakar di quest’anno. Verrà quindi depotenziato il ruolo dei mapmen per coloro che possono permetterseli (come i grandi team) e si valorizzerà invece l’approccio più meditato dei partecipanti ad un percorso che scopriranno praticamente sul campo di gara.

Altra caratteristica della Dakar saudita sarà la Super Marathon a parte, ideata per i piloti meglio classificati nel settore moto, che avranno a disposizione solo dieci minuti di assistenza. Torna inoltre la possibilità di ritornare in gara per i partecipanti costretti al ritiro, quest’anno però aperta a tutte le categorie: in questo caso si correrà ovviamente per una classifica a parte, avulsa da quella che designerà i vincitori assoluti della Dakar. Altro dato peculiare di questa edizione saranno le temperature, diverse da quelle estremamente calde dell’estate sudamericana: non si arriverà troppo oltre i 30 gradi, mentre l’escursione termica è elevata e perciò di notte si batteranno i denti; inoltre il sole tramonterà già a metà pomeriggio, e di conseguenza i piloti arriveranno spesso al bivacco nell’oscurità.

Dakar 2020: panoramica sulla start list

Per quanto riguarda gli iscritti, in totale saranno della partita 351 mezzi, 17 in più rispetto al 2019, divisi tra 170 moto e quad, 134 auto e side by side e 47 camion. 53 nazionalità al via, dove spicca la presenza dei francesi (258 piloti su 572 in totale), seguiti dai 77 spagnoli e 53 olandesi. Ovviamente ci sarà una buona rappresentanza saudita, che conterà 18 iscritti di casa dove svetta un veterano dei rally e rally raid quale è Yazeed Al-Rahji, a bordo della Toyota Hilux 4×4, e Michal Alguneim, sul fronte moto.

Ma ovviamente l’attenzione di tutti sarà rivolta ai nomi più forti, a cominciare dal debutto alla Dakar di Fernando Alonso, che vaga da una disciplina all’altra del motorsport con una certa disinvoltura e che salirà a bordo della Toyota Hilux assieme a Marc Coma come navigatore, già direttore della Dakar e attualmente manager per KTM: una coppia che ha cominciato a scaldare i motori in vista della Dakar, conquistando recentemente il terzo posto al Al Ula-Neom Cross-Country Rally proprio in Arabia Saudita. Ma la casa giapponese schiererà una squadra di esperienza che vede ovviamente in pole il vincitore uscente, Nasser Al-Attiyah (che tra l’altro, essendo qatariota, correrà in un Paese che non è proprio in ottimi rapporti con il suo regno, per usare un eufemismo, vista la situazione tesa tra queste due realtà sunnite) e gli immancabili Giniel de Villiers e Bernhard Ten Brinke.

Non mancherà anche Mr.Dakar, ovvero Stéphane Peterhansel, già trionfatore per ben 13 volte nella corsa sia nelle auto che nelle moto, pronto a riscattare la deludente Dakar del 2019 e che affronterà la gara del 2020 assieme a sua moglie Andrea. Ancora una volta Peterhansel sarà portacolori di X-Raid, che sui Buggy Mini farà salire a bordo anche Carlos Sainz, mentre Jakub Przygonski correrà sulla versione rally 4×4. Al via anche un altro veterano come Nani Roma, anche lui già vincitore sia sulle moto che sulle auto, e che gareggerà quest’anno su un 4×4 per il team tedesco Borgward, e poi Joseph Machacek, il ceco che conquistò la Dakar quando si spostò in Sud America nel 2009 ed i fratelli Tim e Tom Coronel.

Tornano molti protagonisti della corsa delle precedenti edizioni nella categoria moto, come il vincitore dell’anno scorso Toby Price, assieme ai compagni di squadra in KTM Matthias Walkner e Sam Sunderland; e poi il francese in cerca di riscatto dopo i due ritiri nelle scorse edizioni Adrian Van Beveren, la veterana Laia Sanz, Pablo Quintanilla che punta alla sua prima vittoria dopo una serie di buoni piazzamenti, Ricky Brabec, Xavier De Soultrait, Andrew Short, Kevin Benavides e, tra tanti giovanotti, il quarantenne Paulo Gonçalves, che ha affrontato la Dakar in ogni continente in cui è stata.

Inoltre ci saranno 13 donne al via, purtroppo un arretramento rispetto alle 17 dell’anno scorso, mentre tra gli italiani spicca il più anziano vincitore della Dakar (edizione 1986), Giulio Minelli, che correrà tra i camion, ed il nostro orgoglio tra le moto Jacopo Cerutti e Maurizio Gerini per l’italianissimo team Solaris. Ma vedremo meglio la start list per ogni categoria mano a mano che ci avvicineremo alla Dakar 2020.

Crediti Immagine di Copertina: Geoatlas.com / ASO

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