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Formula E | Emergenza Coronavirus, sospeso il campionato per due mesi

Jean-Eric Vergne (FRA), DS Techeetah, DS E-Tense FE19, leads Antonio Felix da Costa (PRT), DS Techeetah, DS E-Tense FE20, Lucas Di Grassi (BRA), Audi Sport ABT Schaeffler, Audi e-tron FE06 and Daniel Abt (DEU), Audi Sport ABT Schaeffler, Audi e-tron FE06 out of the garages

Con l’emergenza Coronavirus ormai davvero diffusasi a livello globale e con le cancellazioni di Sanya, Roma e Jakarta, la Formula E ha deciso di sospendere temporaneamente il proprio campionato. La serie elettrica rimarrà ferma per due mesi.

Sospeso il campionato a marzo e aprile

La decisione è stata presa assieme a tutte le autorità locali delle gare in programma che, per la natura della serie, si tengono in città densamente popolate. Al contrario di altri campionati (chi ha deciso di rinviare le gare, chi di tenerle a porte chiuse), la Formula E si è mossa più decisa decidendo di sospendere per il momento la stagione. Come recita la nota diffusa stamane: «Il benessere dello staff, degli spettatori e dell’intera forza lavoro del campionato è la prima priorità e le misure precauzionali messe in atto limiteranno le gare durante il periodo prestabilito [marzo e aprile, ndr]». Da come si può leggere, marzo e aprile sono quindi escluse e la possibile ripresa è maggio, classificata come “bandiera gialla”, mentre giugno e luglio sono più accessibili essendo “bandiera verde”. Di conseguenza, Parigi, Seoul e Jakarta non potranno essere svolte nelle date originali e si sta già lavorando per sistemare il calendario.

Le parole del presidente Agag

«Questo è il momento di essere responsabili e per questo abbiamo deciso di sospendere temporaneamente la stagione e di andare avanti con l’introduzione di misure per congelare le gare che si terranno nei prossimi mesi», ha dichiarato Alejandro Agag, fondatore e presidente della Formula E. «Il motorsport svolge un ruolo importante nella nostra vita, ma ciò che è più importante è la salute e la sicurezza del nostro personale, dei fan e delle loro famiglie, nonché i cittadini delle città in cui corriamo».

Luca Basso:
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