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FIA WEC | L’arduo weekend della Ferrari alla 6 Ore di Spa-Francorchamps

Perplessità e frustrazione sono gli stati d’animo che si respirano nella divisione GT di Ferrari, in merito alla partecipazione della prima prova della SuperStagione 2018/2019 del WEC, ovvero la 6 Ore di Spa-Francorchamps. Frustrazione per le imposizioni regolamentari del Balance of Performance che castrano le prestazioni della 488 GTE e per un turno di qualifiche piuttosto complicato; perplessità per alcuni parametri che, come ha detto il responsabile Attività Sportive GT Antonello Coletta, non pongono la Ferrari alla pari delle altre vetture nonostante il lavoro della scuderia sull’auto che ha lasciato soddisfatti i piloti. Parametri che dovrebbero essere pari per tutti, ha affermato Coletta, ma che a loro dire andrebbero «rivisti per poter avere un campionato aperto e interessante per il pubblico». In particolare nella categoria GTE-Pro, dove pure la Ferrari è riuscita a conquistare un podio con la 488 GTE di AF Corse con a bordo Davide Rigon e Sam Bird, le Porsche e le Ford sono sembrate di un altro pianeta, quasi facessero un campionato a parte. Podio anche in classe GTE-Am per la Ferrari 488 GTE Clearwater Racing guidata da Matt Griffin, Weng Sun Mok e Keita Sawa.

GTE-Pro. Si diceva della qualifiche, che non sono state certo una passeggiata sul velluto e terminate con una terza e quarta fila (quindi sesta e settima posizione) per le Ferrari 488 GTE 51 di James Calado e Alessandro Pier Guidi, seguite dalla vettura numero 71 di Rigon e Bird. I primi a partire sono stati Calado, che termina con un tempo pari a 2’14”383, e Rigon (2’14”780). Lasciano così la staffetta rispettivamente a Pier Guidi (che eguaglia il tempo del compagno di squadra per poi portare la media a 2’14”385) e all’attuale pilota di Formula E per DS Virgin Racing, che porta invece la media del tempo a 2’15”104. Già dalla qualifica però si è visto come Porsche e Ford girassero molto più veloci: basti pensare che il miglior tempo è appartenuto, in questo turno di qualifiche, all’esemplare della casa dell’ovale blu numero 67 guidato da Tincknell-Priaulx, che ha fermato le lancette sui 2’12”947.
Idem sentire in gara, vinta poi dalla Ford di Pla-Johnson-Mücke, anche se la numero 67 della scuderia statunitense ha subito un incidente all’Eau Rouge che ha costretto la neutralizzazione della gara. Pier Guidi si è difeso come ha potuto, mantenendo nella fasi iniziali la posizione in griglia, allo stesso modo di Rigon. Il campione del mondo 2017 ha tenuto duro mentre il collega ha subito il sorpasso da parte di Felix Da Costa (BMW) e da una delle Aston Martin, riprendendo però la posizione una volta che le gomme hanno iniziato a degradare. Un barlume di speranza si è avuto alla terza ora di corsa, quando dopo il terzo stint di gara le Ferrari hanno doppiato la Porsche #92 con a bordo Kevin Estre e Michael Christiensen: tuttavia questi ultimi si sono a loro volta avvantaggiati con i nuovi pneumatici e sono riusciti a riprendersi così la terza piazza.

Da lì sono iniziati i guai: prima la Porsche ha rimontato la vettura del Cavallino nei dieci minuti in prossimità della quarta ora di gara, poi l’incidente in pit lane ha messo in difficoltà la corsa di Pier Guidi e di Calado, che concluderanno la 6 Ore al nono posto. Nuova neutralizzazione poi nell’ultima ora che però è stata provvidenziale per Rigon, che doppia la Porsche 91 di Bruni-Lietz, in difficoltà con le gomme, e un bel sorpasso all’ultima curva gli consegna il terzo gradino del podio. Tanto cuore da parte dei piloti Ferrari, ma come ha detto un rassegnato Pier Guidi alla vigilia della gara, «per riuscire ad avvicinare i tempi di chi ci è sempre stato davanti sia in prova sia in qualifica ci vorrebbe un miracolo». Nonostante il lavoro profuso per rendere competitiva la vettura, il miracolo non c’è stato, ma almeno non è mancata una buona prestazione con quello che si ha avuto disposizione.

GTE-Am. Più o meno lo stesso spartito nella classe GTE-Am, con una qualifica sofferta che ha portato la Ferrari 488 GTE #70 del team MR Racing con a bordo Olivier Beretta e Motoaki Ishikawa che si prende la quarta fila ed il settimo posto con 2’18”512. Ottavo tempo (2’18”917) per l’altra vettura portata in pista dal team Spirit of Race (equipaggio formato da Giancarlo Fisichella e Thomas Flohr), nono l’esemplare di Clearwater Racing, grazie al tempo di 2’19”630 ottenuto da Weng Sun Mok e Matt Griffin. In pole invece la Porsche del Gulf Racing (Wainwright-Barker-Davison) che ferma le lancette a 2’15”332.
Tuttavia la gara vera e propria ha riservato qualche soddisfazione in più alle vetture del Cavallino, con delle splendide rimonte per tutte ed in particolare per quella del team Clearwater Racing che scala sino alle terza posizione, dietro alle Aston Martin di Dalla Lana-Lamy-Lauda e di Yoluc-Alers-Hankey-Eastwood. Beretta, Ishikawa ed Eddie Cheever III si prendono invece, al loro debutto, un ottimo quinto posto, mentre la Spirit of Race conclude ottava: peccato per la penalizzazione di uno stop&go dovuta al superamento del limite di velocità in pitlane.

Chiosa Coletta: «Non chiediamo nulla di speciale, vogliamo semplicemente potercela giocare, poter provare a difendere l’iride che abbiamo sul parabrezza ed è proprio quello che nel weekend di Spa-Francorchamps ci è sembrato non sia accaduto. Detto questo un grande bravo va a Sam Bird e soprattutto a Davide Rigon che si è andato a prendere un podio insperato con la grinta. Complimenti anche a Clearwater Racing per il terzo posto in GTE-Am e ad MR Racing per il quinto all’esordio».

Per una panoramica completa sulla 6 Ore di Spa-Francorchamps, con tutti i risultati della gara e le classifiche complete, vi rinviamo al nostro articolo precedente.

Luca Santoro:
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