Dakar | Il gioco di squadra premia Toyota. Prime indiscrezioni sul futuro della gara

Il trionfo di Toyota Gazoo Racing

È stata una Dakar 2019 indimenticabile per Toyota Gazoo Racing, capace di dominare con Nasser Al Attiyah la classifica generale quasi ininterrottamente. Quale futuro per la gara?
Dakar | Il gioco di squadra premia Toyota. Prime indiscrezioni sul futuro della gara

Nove giornate sempre saldo nella classifica generale, otto di queste consecutive, ed un vantaggio finale di oltre 45 minuti sul secondo posto occupato dal rivale Nani Roma: è questo il bilancio della campagna del Perù vittoriosa per Nasser Al-Attiyah, vincitore della Dakar 2019 e che arriva così a quota tre trionfi (dopo quelli nel 2011 e 2015) nel rally raid più duro al mondo. Ma è stata anche la prima vittoria nella storia della Dakar per Toyota, che conferma una crescita esponenziale nel settore motorsport della casa della doppia elisse.

Solo l’anno scorso, infatti, Toyota Gazoo Racing si è portata a casa il titolo costruttori nel WRC e qualche mese dopo ha spazzato la concorrenza anche nella disciplina del rally raid dopo aver dato saggio delle sue potenzialità, con i propri Hilux, al Rally del Marocco dello scorso ottobre, con a bordo sempre Al-Attiyah (per non parlare poi del dominio Toyota nell’endurance su pista, con tanto di vittoria nella 24 Ore di Le Mans, ma questa è un’altra storia).

I piazzamenti dei piloti Toyota alla Dakar 2019

Nella tappa finale il principe qatariota assieme al suo co-pilota Mathieu Baumel (43 anni compiuti proprio il giorno della frazione conclusiva), si è concesso il lusso di arrivare a Lima rilassato, dopo 112 km cronometrati partiti da Pisco, concludendo dodicesimo di tappa ed evitando di strafare: il successo era ormai saldo nelle sue mani, per un trionfo che segna anche un’altra prima volta nella storia della Dakar. Infatti mai era successo, nell’era in Sudamerica della corsa, che un veicolo a benzina vincesse la competizione ai confini del mondo. Al-Attiyah ha voluto anche compiere un gesto cavalleresco, arrivando al traguardo assieme ai due dei suoi compagni di team, ovvero l’equipaggio formato dai veterani (una Dakar nel 2009) Giniel de Villiers e Dirk von Zitzewitz, alla fine noni nella generale dopo dieci giorni partiti bene (primato nella generale dopo la seconda tappa) e proseguiti invece tra sfortune e piazzamenti non all’altezza (basti pensare alla roccia che ha pregiudicato la corsa di De Villiers verso il bis nel titolo, incrociata nella terza tappa). Ma ben vedere, la vetta della generale è sempre stata appannaggio di Toyota: un dominio che non ha lasciato alcuno spazio agli avversari.

“Un successo che meritiamo”

«Un trionfo che attendevamo da tempo», ha dichiarato un frastornato Glyn Hall, Team Principal, all’arrivo dei suoi piloti nella area media dopo aver effettuato i controlli orari. «Quando abbiamo saputo che il rally raid si sarebbe corso in un unico Paese eravamo piuttosto scettici – è riuscito poi a dire – ma poi gli organizzatori si sono prodigati per fare di questa la Dakar che verrà ricordata per essere stata la più impegnativa degli ultimi dieci anni». «È un successo che meritiamo» ha sottolineato Al-Attyah, che ringrazia il team per avergli concesso di pilotare «quest’auto portentosa», riferendosi alla Hilux che, forte del suo V8 e del set-up tarato appositamente per questa edizione della Dakar (ad esempio nelle sospensioni e le modifiche ai restrittori d’aria), ha dimostrato un bel mix di prestazioni ed affidabilità.

Grande gioia quindi in casa Toyota nonostante qualche ombra, come la Dakar di Bernhard ten Brinke e Xavier Panseri, l’altro equipaggio in gara che ha salutato i sogni di gloria nella quarta tappa perdendo tre ore per un problema al mezzo; a ciò poi si è aggiunta la disfatta con il ritiro della coppia nella tappa otto, che paga la rottura del cambio alla propria Hilux. «Se da una parte la presenza di due auto gregarie era per me di grande conforto, dall’altra avrei preferito vederle competere fino al termine della gara», ha dichiarato Hall, cercando il pelo nell’uovo. Ma è andata così, è almeno De Villiers e von Zitzewitz sono riusciti a salvare il piazzamento nella top ten con un nono posto: nell’ultima tappa c’è stato anche spazio per un aneddoto curioso legato al gesto di Al-Attiyah di tagliare il traguardo con i compagni di squadra e al loro piazzamento nella classifica finale. «Gli organizzatori hanno fatto iniziare l’ultima tappa in ordine inverso – spiega il sudafricano – quindi il team ha deciso che Dirk ed io aspettassimo Nasser e Mathieu. Dopo essere partiti abbiamo aspettato che ci raggiungessero. Fortunatamente il nostro equipaggio aveva preparato per noi due sedie a sdraio, così siamo riusciti a goderci dalle dune parte della gara in tutto relax».

Il futuro della Dakar: quale destinazione?

Un gran lavoro di squadra che ha rotto l’egemonia che Mini e Peugeot hanno esercitato sulla Dakar sin dal 2012. Non a caso nel team X-Raid volano già gli stracci con Nani Roma che rimprovera lo scarso gioco di squadra, rispetto a quanto ha dimostrato Toyota («Nel mio team ero da solo, perché non abbiamo fatto gruppo come è successo con i buggy», ha dichiarato amaro lo spagnolo a bordo del Mini 4×4, che si è pure augurato il bando dei buggy da parte della FIA).

Da oggi intanto si scrive il futuro della Dakar: si parla di un ritorno in Africa, altre indiscrezioni invece puntano su una permanenza in America Latina (forse Argentina), altre voci tirano in ballo la Cina mentre lo stesso Al-Attiyah spera in cuor suo il Medio Oriente. La prossima destinazione – così come la futura line-up con le suggestioni Fernando Alonso (visto anche il successo Toyota) e Valentino Rossi – resta al momento una faccenda appartenente al periodo ipotetico.

 

 

 

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