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WRC | Compact Dynamics richiama le unità ibride consegnate ai team

Il percorso che porterà alla rivoluzione ibrida nel WRC dal prossimo anno si sta rivelando più accidentato del previsto. Dopo i vari slittamenti nella partenza del programma, nella consegna delle unità e nell’adesione dei team, che solo recentemente hanno confermato la loro approvazione ai regolamenti tecnici in vigore dal 2022 (con Hyundai che è stata l’ultima a sciogliere la riserva quasi sul filo di lana), arriva uno sgambetto nella marcia della nuova tecnologia applicata alle vetture Rally1 in gara nel Mondiale dalla prossima stagione e per i successivi tre anni.

Il richiamo di Compact Dynamics: problemi di affidabilità nei kit ibridi

DirtFish lancia la bomba: Compact Dynamics, fornitore ufficiale delle unità ibride, ha chiesto a M-Sport, Toyota Gazoo Racing e Hyundai Motorsport di rendere indietro i kit forniti, determinando così il momentaneo blocco dei test e dei primi lavori al banco prova di queste unità. I dettagli che trapelano sono ufficiosi, come avviene puntualmente ormai da quando la storia dell’ibrido è entrata a far parte del WRC: una fonte anonima ha parlato a DirtFish di un possibile problema «ad una delle batterie», e di una mail inviata venerdì 16 aprile alle squadre affinché cessassero di far funzionare le unità, e di «rispedire il motore e le batterie a Compact Dynamics il più presto possibile». Sempre un’altra gola profonda, e sempre allo stesso sito, ha parlato di uno sviluppo dell’ibrido nelle Rally1 «più problematico di quanto si potesse ritenere. Ci sono problemi con l’hardware, ma allo stesso tempo i team sono frustrati anche da alcune delle unità periferiche».

I problemi dell’ibrido nel WRC

Già alla consegna, avvenuta con cinque settimane di ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria (ma l’amministratore delegato di Compact Dynamics, Oliver Blamberger, aveva comunque guardato al bicchiere mezzo pieno visti i complicati tempi pandemici che stiamo vivendo), pare che i team avessero lamentato qualche malfunzionamento, ma anche in questo caso parliamo di spifferi: sull’ibrido nel WRC c’è una vera e propria cortina di ferro dalla quale non trapela quasi nulla a livello ufficiale, anche perché – spiega ancora la fonte anonima su DirtFish – i team avrebbero ben poco interesse a far sapere al mondo e agli stakeholders che «l’apice dell’eccellenza ingegneristica dell’azienda automobilistica [da cui derivano] non riesce a risolvere i problemi dell’ibrido sulla propria auto da rally di prossima generazione». Come dire, evitiamo di far capire che siamo inguaiati a far funzionare la tecnologia ibrida sulle nostre auto da rally più sofisticate, vetrina delle nostre versioni stradali che sfruttano la medesima tecnologia: se così fosse veramente, potrebbe essere un potenziale duro colpo per l’immagine (e le vendite) dei costruttori impegnati nel WRC.

Ricordiamo che M-Sport Ford è stata la prima a svolgere gli iniziali e segretissimi test della nuova Rally1, seguita di recente da Toyota Gazoo Racing, con il motore in uso sulla vettura 2022 già omologato. Test preliminari, pare, in attesa di poter provare le vetture con le unità ibride da 100 kW e le nuove caratteristiche (assenza di differenziale centrale, cinque marce, cellula di sicurezza standard) su strade da prova speciale.

 

Luca Santoro:
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