WRC | Buon compleanno Dani Sordo: le tappe della sua carriera tra aneddoti e rivelazioni

Nel 2013 Sordo pensò al ritiro

In occasione dei suoi 37 anni, Dani Sordo su AS ricostruisce i momenti più importanti della sua carriera da rallista, con alcuni retroscena
WRC | Buon compleanno Dani Sordo: le tappe della sua carriera tra aneddoti e rivelazioni

Oggi Dani Sordo festeggia 37 primavere, e la testata iberica AS ha pensato di celebrare il compleanno dello spagnolo con una intervista in cui traccia praticamente il punto della sua carriera, dispensando aneddoti per ogni tappa vissuta. E non sono mancati degli spunti molto interessanti.

I primi approcci nel motorsport e la scoperta della malattia

Il pilota Hyundai Motorsport, che come abbiamo visto questa settimana sta passando la quarantena nella casa in Andorra, ha ripercorso i primi passi mossi nel mondo del motorsport, a cominciare dalle volte in cui andava a vedere le gare assieme al padre. Da lì è nato l’interesse «sia per le competizioni che per il lavoro sulla vettura»: a 16 anni le gare nelle cronoscalate dopo aver iniziato con le moto ed ovviamente con i kart, poi due anni dopo è partita la carriera nei rally. «Una settimana dopo aver ottenuto la mia licenza, ho corso un rally a Torrelavega vincendolo».

Ma subito piomba sulla testa del giovane Sordo una tegola che avrebbe potuto pregiudicargli la carriera, ovvero la sindrome di Guillain Barré, una polineuropatia che causa debolezza muscolare, altera la sensibilità agli stimoli e può anche portare alla paralisi e alla insufficienza respiratoria. «Sono stato quasi cinque mesi senza riuscire a camminare – ha ricordato Sordo – e dopo quel momento ho finalmente iniziato a correre. Fortunatamente, dall’oggi al domani la cosa è migliorata, in tempo per correre a Cóbreces e vincere».

I successi giovanili di Dani Sordo

Comincia così il secondo tempo della carriera dell’iberico, con il successo all’età di 19 anni (il più giovane nel Campionato Spagnolo Rally) al Rally di Cantabria: all’epoca correva in un piccolo team nato da una iniziativa della Federazione motorsportiva iberica assieme a Xavier Pons (che poi ha ritrovato Sordo nel WRC ai tempi di Citroen, nella stessa squadra con Sébastien Loeb). I due correvano su una Mitsubishi «preparata in casa con i miei amici»; il pilota ricorda con piacere quei tempi, nonostante la partenza fu complicata «perché l’auto si ruppe, mio padre era arrabbiato ed Antonio Zanini [ex rallista, in seguito mentore per i piloti più giovani per conto della RACC, ndr] ci teneva sotto osservazione, ma poi alla fine tutto culminò con la mia prima apparizione nel WRC e la vittoria al Cantabria».

Inizia il sodalizio con Citroen

Nel 2006 infatti iniziò la carriera di Sordo nel Mondiale Rally con Citroen, le cui vetture erano state da lui utilizzate già due anni prima. «Nel 2004 abbiamo iniziato a correre con una Citroën del concessionario Auto Gomas, e mi avevano permesso di fare le ultime due gare nella competizione nazionale a bordo dell’auto ufficiale, e vinsi. Ciò ci ha permesso di partecipare allo Junior WRC l’anno successivo grazie a Magda Salarich [direttrice generale Citroen Spagna, ndr] e agli sforzi di Carlos Sainz. Abbiamo vinto anche lì e nel campionato nazionale, e proprio quell’anno 2005 è stato il trampolino di lancio», ammette Sordo, che in quelle occasioni aveva al proprio fianco a dettagli le note Marc Martí, storico navigatore di Sainz.

“Loeb? Provo per lui amore ed odio”

Arriviamo quindi agli anni nel WRC con Citroen, e con Loeb. Lo spagnolo preferì l’opportunità offerta dai francesi in luogo di una proposta da parte della Fiat, che gli avrebbe messo a disposizione la Punto S1600. Il richiamo di una World Rally Car è qualcosa di irresistibile, e Sordo ricorda così quei tempi: «Siamo stati fortunati a trovare supporto da vari sponsor e abbiamo iniziato ad ottenere podi, che ci ha aperto le porte del team Citroën ufficiale firmando così un contratto con loro a metà stagione. Sono stati tre anni molto belli insieme a Loeb, che era un idolo per me, in quella che era ai tempi la Ferrari nei rally». Nei confronti del nove volte campione del mondo, che ritroverà poi in Hyundai, Sordo ha rivelato di provare sensazioni contrastanti: «Sento amore e odio, tra virgolette, per Loeb, perché da una parte lo ammiro molto, ma mi ha anche impedito di vincere molte gare».

Le due stagioni con Mini

La carriera dell’iberico è poi proseguita in Mini: è il 2011, e Citroen allora aveva optato per il talento in ascesa di Sébastien Ogier. Ma Sordo anche in questo caso serba ottimi ricordi di questa parentesi proseguita sino alla stagione successiva: «Ho un ottimo ricordo perché è come se fosse stato il mio secondo amore. Sono entrato come leader nonostante fosse una squadra inglese e c’era Kris Meeke, e mi avevano dato molta fiducia. Si trattava di Prodrive, lo stesso di Subaru, una squadra molto importante, ma è stato un bel cambiamento passare da un ambiente francese ad uno inglese, dove c’era più artigianalità, ma comunque molto competitivi. Penso che abbiamo lasciato un buon ricordo, perché la Mini che si trova all’ingresso delle loro strutture e quella che portano alle mostre porta il nostro numero, 37, e i nomi di Sordo-Del Barrio».

Il fugace ritorno con Citroen e l’ipotesi di ritiro

Nel 2013 il ritorno in Citroen, più estemporaneo rispetto al passato visto che la liaison durò solo un anno. Lo stesso team «non era più lo stesso», con Loeb ormai a mezzo servizio (partecipò a quattro gare e basta, prossimo ormai alla chiusura della sua fortunata carriera con Citroen). «Il budget allora era inferiore – ripercorre Sordo – e allo stesso modo l’auto non si era evoluta. Vinsi la mia prima gara nel WRC [il Rally di Germania, ndr] ed ottenni buoni risultati, ma per me non è stato un buon anno. Mi mandarono via al Finlandia e poi vinsi al mio ritorno in Germania. Sono passato dal trovarmi nella merda [sic] alla vittoria. Dicono che le seconde volte non sono altrettanto buone come le prime. In effetti, nel 2013 volevo ritirarmi… ed invece sono ancora qui».

L’approdo in Hyundai Motorsport

Ed eccoci così a quello che al momento è l’ultimo capitolo della parabola di Dani Sordo, l’approdo in Hyundai Motorsport: una chiamata provvidenziale perché il pilota era intenzionato a gettare la spugna. L’iberico iniziò come sviluppatore per la vettura, impegnato in una serie di test, e per il pilota andava bene così: «Ho pensato che non fosse male proseguire in questo modo, correndo alcune gare, divertendomi e mantenendomi con un lavoro». Ma adesso «Hyundai ora è come se fosse la mia casa e ho un ottimo rapporto con tutti. La vittoria in Italia [al Rally Italia Sardegna dello scorso anno, ndr] mi ha tolto un peso, è stato molto bello e avevamo bisogno del titolo costruttori come l’aria, era qualcosa di molto importante».

Nessun rimpianto per questo ragazzo che in carriera vanta due vittorie e 46 podi – superando piloti come Colin McRae e Tommi Mäkinen –  in 168 partecipazioni nel WRC. «Oggi ho 37 anni, il mio numero preferito, che Bertelli mi ha preso per correre in una gara, e non sono riuscito a portarlo nel Mondiale Rally. Finché sono competitivo, perché fare qualcos’altro?».

 

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