WRC | L’esame di maturità del Rally Italia Sardegna (e della Hyundai)

Il nostro bilancio sul settimo round del WRC

WRC - Per la tappa italiana del WRC è stato l'anno del definitivo salto di qualità, tra successo di pubblico, critica e lo spettacolo garantito dalle speciali e dalla lotta serrata tra Neuville e Ogier. L'edizione 2018 ha spostato ancora una volta gli equilibri e definisce una nuova era
WRC | L’esame di maturità del Rally Italia Sardegna (e della Hyundai)

It’s the beginning of a new age“, cantavano i Velvet Underground nella controversa New Age. E l’impressione che si sia aperta una nuova era, basata su una sempre più radicata consapevolezza dei propri mezzi e potenzialità, ha ammantato il Rally Italia Sardegna 2018 giunto al traguardo delle quindici edizioni di cui cinque nel reboot in salsa catalana (ovvero il trasferimento da Olbia ad Alghero). Mai come quest’anno lo spettacolo offerto ha lasciato molti senza fiato, con il duello in punta di fioretto e sino all’ultimo secondo dell’ultimo metro dell’ultima speciale tra Thierry Neuville e Sébastien Ogier. Alla fine tra il belga della Hyundai e il pluricampione francese di M-Sport sono sette i decimi di separazione nella classifica assoluta finale, segno di una lotta equilibrata dove sono i dettagli, e anche le motivazioni, a fare la differenza.

Consistency, rispose prontamente e senza esitazione Neuville alla nostra domanda, prima dello start ufficiale, su quale fosse la chiave per continuare a mantenere a debita distanza Ogier e M-Sport nelle classifiche generali. Difficile tradurre il termine con un concetto univoco ed altrettanto lampante nella nostra lingua, meglio far parlare la strada e gli sterrati per comprendere di che stiamo parlando: dai 19 secondi e 5 decimi dopo il primo giro nella speciale di Monti di Alà, gap massimo fra il belga e il francese, tra il pomeriggio di sabato e domenica mattina Neuville è riuscito con costanza (uno dei possibili sinonimi di consistency, tu guarda) e freddezza a ridurre inesorabilmente il vantaggio e a dimostrare ancora una volta come il rally possa essere, nel panorama del motorsport, una delle discipline più imprevedibili. Merito anche del percorso cesellato da Tiziano Siviero, che è una garanzia in materia e la cui previsione su un Sardegna divertente fatta ai nostri microfoni si è poi avverata: merito anche di un giugno estremamente bizzoso e inedito a queste latitudini, con la pioggia che ha giocato la variabile in più in fatto di difficoltà del percorso. Al netto di qualche santo tirato giù dal calendario, i piloti hanno apprezzato il livello di una sfida che ormai ha assunto una propria identità, perché gareggiare sugli sterrati sardi non è esattamente come in quelli portoghesi (che quelli sì, quest’anno hanno fatto penare veramente i piloti, mentre nel settimo round del WRC abbiamo assistito a meno drammi, incidenti e forature. Certo, qualche malelingua imputa ciò al fatto che era assente obtorto collo Kris Meeke…) o in quelli argentini, e non stiamo parlando dei discorsi da pro loco sul fascino dei paesaggi dell’isola che quest’anno sono stati graziati anche dalla diretta televisiva. Il Rally Italia Sardegna come altre prove su sterrato non perdona i passi falsi, e Neuville ha rischiato non poco nella Power Stage, ma la volontà degli organizzatori nel cercare lo spettacolo anche in un circuito di ordinaria amministrazione diventato prova speciale o nell’alzare continuamente l’asticella della difficoltà quasi fosse una ossessione, rappresenta l’elemento che lo distingue da altri round del WRC. Il tutto contribuisce anche ad aumentare l’imprevedibilità, aiutata anche da fattori esterni come la disavventura di Andreas Mikkelsen che parte da leader nella prima mattinata e nel giro del pomeriggio successivo viene tradito dal cambio della sua i20 Coupé, costringendolo alla resa e a lottare per arrivare alla fine, o il povero Jari-Matti Latvala, che saluta il podio proprio alla fine della penultima giornata. Questo Rally Italia ha mandato in tilt team ed equipaggi, che a un certo punto sembrava non sapessero che pesci pigliare per domare la pioggia ad intermittenza e il fango che ha resto ancora più ardua la scelta delle migliori gomme (citofonare Hayden Paddon che ad un certo punto ha sperimentato le miste, ma senza successo). Per non parlare dei cambi di fronte in WRC2, con un podio molto mobile sino al dominio finale di Jan Kopecký.

Ma questa è una nuova era non solo per un evento che ormai ha superato il suo esame di maturità, ma anche per la Hyundai di Michel Nandan, che ha dato prova di non essere un piccolo fastidio nella cavalcata di Ogier verso il suo sesto titolo mondiale, ma di mantenere la corsa per rovinargli l’ennesima festa. E se Toyota si consola con il podio di Esapekka Lappi e Citroen è in una delicata fase di transizione, tra un futuro di grandi speranze e un presente dove una top five di Mads Ostberg è comunque una benedizione, M-Sport ho compreso sulla propria pelle in Sardegna il detto “entrare al Conclave da Papi ed uscirne cardinali”. Certo, come ha detto nella conferenza stampa finale Ogier ci sono ancora sei rally da giocarsi, tutto può succedere e perciò ha ostentato sicurezza: ma proprio nel meeting conclusivo con i giornalisti il suo sguardo a volte si perdeva nel vuoto, come se pensasse “mancava davvero poco per riscattare il Portogallo e riprendere il comando della classifica, e invece guarda questa Hyundai che passi avanti ha compiuto rispetto a noi”.

Infine, in questo trionfo che è stato il Rally Italia Sardegna 2018, ci sia consentito un appunto all’organizzazione: tutto bellissimo, tutto perfetto, ma se cerchiamo il pelo nell’uovo beh, la cerimonia di premiazione alle 14.30 ad Alghero in pieno giugno è un format, se possibile, da cambiare il più in fretta possibile. Capiamo le esigenze logistiche di team e delegati vari (anche se abbiamo davanti un lungo stop prima del prossimo evento in Finlandia) e che nei scorsi giorni il tempo era tutto sommato mite, ma sin dal 2014 nella domenica finale le temperature superavano i 30 gradi (quest’anno oltre i 34), in quel catino infuocato che è il porto di Alghero. Se magari si potessero spostare gli orari (anche perché mettere una maxi tettoia non lo farebbero manco al Mondiale di calcio in Qatar) si eviterebbe la canicola che ha reso al numerosissimo pubblico accorso (e ai giornalisti, ovviamente) un po’ arduo assistere al podio finale e a una cerimonia che ha i suoi tempi. Beati quelli della Hyundai, che si sono gettati come da tradizione nelle non proprio limpidissime acque del porto…

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di 11 giugno, 2018
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Consistency, rispose prontamente e senza esitazione Neuville alla nostra domanda, prima dello start ufficiale, su quale fosse la chiave per continuare a mantenere a debita distanza Ogier e M-Sport nelle classifiche generali. Difficile tradurre il termine con un concetto univoco ed altrettanto lampante nella nostra lingua, meglio far parlare la strada e gli sterrati per comprendere di che stiamo parlando: dai 19 secondi e 5 decimi dopo il primo giro nella speciale di Monti di Alà, gap massimo fra il belga e il francese, tra il pomeriggio di sabato e domenica mattina Neuville è riuscito con costanza (uno dei possibili sinonimi di consistency, tu guarda) e freddezza a ridurre inesorabilmente il vantaggio e a dimostrare ancora una volta come il rally possa essere, nel panorama del motorsport, una delle discipline più imprevedibili. Merito anche del percorso cesellato da Tiziano Siviero, che è una garanzia in materia e la cui previsione su un Sardegna divertente fatta ai nostri microfoni si è poi avverata: merito anche di un giugno estremamente bizzoso e inedito a queste latitudini, con la pioggia che ha giocato la variabile in più in fatto di difficoltà del percorso. Al netto di qualche santo tirato giù dal calendario, i piloti hanno apprezzato il livello di una sfida che ormai ha assunto una propria identità, perché gareggiare sugli sterrati sardi non è esattamente come in quelli portoghesi (che quelli sì, quest’anno hanno fatto penare veramente i piloti, mentre nel settimo round del WRC abbiamo assistito a meno drammi, incidenti e forature. Certo, qualche malelingua imputa ciò al fatto che era assente obtorto collo Kris Meeke…) o in quelli argentini, e non stiamo parlando dei discorsi da pro loco sul fascino dei paesaggi dell’isola che quest’anno sono stati graziati anche dalla diretta televisiva. Il Rally Italia Sardegna come altre prove su sterrato non perdona i passi falsi, e Neuville ha rischiato non poco nella Power Stage, ma la volontà degli organizzatori nel cercare lo spettacolo anche in un circuito di ordinaria amministrazione diventato prova speciale o nell’alzare continuamente l’asticella della difficoltà quasi fosse una ossessione, rappresenta l’elemento che lo distingue da altri round del WRC. Il tutto contribuisce anche ad aumentare l’imprevedibilità, aiutata anche da fattori esterni come la disavventura di Andreas Mikkelsen che parte da leader nella prima mattinata e nel giro del pomeriggio successivo viene tradito dal cambio della sua i20 Coupé, costringendolo alla resa e a lottare per arrivare alla fine, o il povero Jari-Matti Latvala, che saluta il podio proprio alla fine della penultima giornata. Questo Rally Italia ha mandato in tilt team ed equipaggi, che a un certo punto sembrava non sapessero che pesci pigliare per domare la pioggia ad intermittenza e il fango che ha resto ancora più ardua la scelta delle migliori gomme (citofonare Hayden Paddon che ad un certo punto ha sperimentato le miste, ma senza successo). Per non parlare dei cambi di fronte in WRC2, con un podio molto mobile sino al dominio finale di Jan Kopecký.

Ma questa è una nuova era non solo per un evento che ormai ha superato il suo esame di maturità, ma anche per la Hyundai di Michel Nandan, che ha dato prova di non essere un piccolo fastidio nella cavalcata di Ogier verso il suo sesto titolo mondiale, ma di mantenere la corsa per rovinargli l’ennesima festa. E se Toyota si consola con il podio di Esapekka Lappi e Citroen è in una delicata fase di transizione, tra un futuro di grandi speranze e un presente dove una top five di Mads Ostberg è comunque una benedizione, M-Sport ho compreso sulla propria pelle in Sardegna il detto “entrare al Conclave da Papi ed uscirne cardinali”. Certo, come ha detto nella conferenza stampa finale Ogier ci sono ancora sei rally da giocarsi, tutto può succedere e perciò ha ostentato sicurezza: ma proprio nel meeting conclusivo con i giornalisti il suo sguardo a volte si perdeva nel vuoto, come se pensasse “mancava davvero poco per riscattare il Portogallo e riprendere il comando della classifica, e invece guarda questa Hyundai che passi avanti ha compiuto rispetto a noi”.

Infine, in questo trionfo che è stato il Rally Italia Sardegna 2018, ci sia consentito un appunto all’organizzazione: tutto bellissimo, tutto perfetto, ma se cerchiamo il pelo nell’uovo beh, la cerimonia di premiazione alle 14.30 ad Alghero in pieno giugno è un format, se possibile, da cambiare il più in fretta possibile. Capiamo le esigenze logistiche di team e delegati vari (anche se abbiamo davanti un lungo stop prima del prossimo evento in Finlandia) e che nei scorsi giorni il tempo era tutto sommato mite, ma sin dal 2014 nella domenica finale le temperature superavano i 30 gradi (quest’anno oltre i 34), in quel catino infuocato che è il porto di Alghero. Se magari si potessero spostare gli orari (anche perché mettere una maxi tettoia non lo farebbero manco al Mondiale di calcio in Qatar) si eviterebbe la canicola che ha reso al numerosissimo pubblico accorso (e ai giornalisti, ovviamente) un po’ arduo assistere al podio finale e a una cerimonia che ha i suoi tempi. Beati quelli della Hyundai, che si sono gettati come da tradizione nelle non proprio limpidissime acque del porto…

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