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WRC | Ogier e i suoi ricordi legati al Rally del Messico, tra esordi sullo sterrato e stivali da cowboy

Quattro vittorie e tre podi: questo il bilancio in dieci anni di carriera nel WRC per Sébastien Ogier al Rally del Messico, al via questo fine settimana. Il francese ha risposto a qualche domanda sul canale media ufficiale di Citroen, partendo dalle sue prime sgommate su sterrato.

Questo tipo di fondo infatti caratterizzerà il terzo appuntamento stagionale del Mondiale Rally, ed Ogier ha dimostrato in carriera, assieme al suo illustre predecessore Sébastien Loeb, che i transalpini non sono soltanto degli specialisti su asfalto, come vuole la tradizione («È stato così per molti anni, ovvero il fatto che l’asfalto venisse considerato il fondo privilegiato in Francia», racconta il pilota, «ma per quanto mi riguarda, il feeling con lo sterrato è sbocciato quasi subito»).

Gli esordi su sterrato di Ogier

Il pilota passato quest’anno al team Citroen Total WRT rivela di aver iniziato a correre su sterrato prima della stagione 2006, quando fece parte del programma per i giovani piloti e correva nella Peugeot 206 Cup, che partiva proprio dall’evento su terra del Rally Terre de l’Auxerrois: per le statistiche, si tratta del primo appuntamento rallistico a cui prese parte, già al fianco del sempiterno compagno di note Julien Ingrassia. Ma, aggiunge Ogier, ancora prima, molto prima quando aveva solo otto anni iniziò a correre sui tracciati fuoristrada con il kart, sul circuito di Saint-Laurent-du-Cros (non molto distante da Gap, sua città natale).

Il sei volte campione del Mondo sostiene di essersi abituato in fretta agli sterrati («Forse per via di quella sensazione di scivolamento simile allo sciare») e di essere stato fortunato a competere sin da subito in campionati su fondi misti. «Fu la cosa migliore che mi potesse capitare», aggiunge, sottolineando il fatto che stanno sempre di più scarseggiando gli specialisti su un unico tipo di superficie: d’altronde è chiaro come, soprattutto a livello mondiale, sia essenziale essere capaci di destreggiarsi su ogni tipo di fondo, come insegna lo stesso Ogier o, in tempi più recenti, le prestazioni sorprendenti di Ott Tanak. Oggi i piloti nordici sono diventati più veloci sugli asfalti, prosegue il francese, il che «rende le gare ancora più competitive, a prescindere dall’appuntamento».

Ogier ed i ricordi legati al Rally del Messico

Arriviamo così al Rally del Messico, in cui Citroen spera di poter cogliere il terzo podio di stagione (ed Ogier riprendere il passo vincente dopo la disfatta nella campagna di Svezia).

Nel 2008 fu proprio il Paese centroamericano a rappresentare la gara di debutto sia per il francese che per il suo copilota nel WRC. Terminò con la loro prima vittoria di classe nel Mondiale Junior, dopo due stagioni precedenti nel campionato nazionale francese. «Debuttare in questo mondo e andare subito bene è stato come sperimentare una specie di sogno a occhi aperti!» si illumina il sei volte iridato, mentre Ingrassia sottolinea l’impatto di un esordio in una gara internazionale dall’altra parte del mondo. «È uno dei round più esotici ed insolito del campionato – spiega il navigatore, che rivela anche la pressione allora sulle loro spalle  – […] All’epoca conoscevo solo poche parole in inglese e Seb ne conosceva ancora meno. Stavamo anche passando da un modello essenzialmente base della 206 Cup ad una C2 Super 1600, una vera vettura da corsa con un motore più potente e performante, con un cambio sequenziale semi-automatico». Ricorda Ingrassia: «Vedo ancora Seb nella nostra prima sessione di test, obbligato ad abituarsi alla frenata con il piede sinistro, una cosa completamente nuova per lui. Ma alla fine, è andato tutto molto bene. Vincemmo la prima speciale con un discreto margine ed avevamo la leadership in pugno dall’inizio alla fine. Fu il modo migliore per iniziare la nostra campagna».

Tornando all’attualità, quest’anno si torna alla partenza di Guanajuato già reintrodotta lo scorso anno, in luogo di piazza della Costituzione (nota popolarmente come piazza Zócalo) di Città del Messico vista nel 2017. Ogier ricorda che in quell’anno fu una esperienza «fantastica» la cerimonia di partenza in un luogo così centrale, ma ci furono anche dei problemi di natura logistica. In ogni caso, «Guanajuato è un posto speciale, e  ci fa davvero piacere tornarvi ogni anno . L’atmosfera è davvero unica ed è l’unica cerimonia di partenza dove ti ritrovi davanti una folla così immensa ed appassionata!» (chissà come la prenderanno gli altri appuntamenti del WRC…).

Infine, una curiosità: ai vincitori del Rally del Messico vengono dati degli stivali da cowboy (non chiedeteci perché), di conseguenza Ogier forse non potrebbe aprire un calzaturificio come Loeb, che ha già trionfato sei volte, ma dovrebbe essere a posto qualora volesse guidare una mandria di mucche nel deserto dell’Arizona o fare un figurone ad Halloween. Ed invece: «Ammetto di non averli mai indossati, escludendo la cerimonia in finale o nel viaggio in moto l’anno scorso, dopo aver vinto! Ma li ho conservati come ricordo, come tutti i miei trofei». Ogier conclude affermando di iniziare a pensare ad uno spazio in casa dedicato ai vari premi raccolti in carriera (iniziano a non essere pochi), sostenendo che prima o poi riuscirà a ricavarlo e sperando nel frattempo «di aggiungere qualche altro trofeo in bacheca, quindi aspetto ancora un po’ prima di farmi una idea precisa di quanto spazio avrei bisogno!».

Luca Santoro:
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