Piloti in quarantena, Mattia Drudi: “Bisogna restare uniti e positivi” [INTERVISTA]
Parla il pilota di Audi
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Dopo aver lasciato spazio la scorsa settimana a Matteo Greco e a Stefano Comini, riprendiamo in mano la rubrica di “Piloti in quarantena” con Mattia Drudi. Il pilota italiano è da qualche anno nell’orbita di Audi e ha preso parte per la prima volta alla 12 Ore di Bathurst, una delle gare più importanti del panorama Gran Turismo. Inoltre, per lui è arrivata anche l’occasione di provare le monoposto di Formula E in Marocco prima della quarantena, e noi abbiamo quindi colto l’occasione per farci raccontare queste due esperienze.
Ciao Mattia, innanzitutto: come stai e dove stai passando la quarantena?
Per fortuna, nonostante abbia viaggiato molto negli ultimi mesi, sto bene e sto passando la quarantena a Misano in casa mia, insieme alla mia famiglia.
Come ti stai tenendo in forma come pilota? Qual è la maggiore difficoltà di allenarsi da solo e in casa?
Per non perdere il ritmo e per non farmi trovare impreparato quando ricomincerà la stagione, cerco di allenarmi costantemente e come possibile in casa. Penso che l’unica difficoltà sia quella di trovare la motivazione per allenarsi tutti i giorni. Essendo chiuso in casa senza aver la possibilità di uscire, e soprattutto non sapere quando si ritornerà alla normalità, non è facile e non ti dà la spinta giusta ma è molto importante non mollare in questo periodo.
L’ultima tua volta in pista è stato ai Rookie Test della Formula E con Audi. Com’è guidare una vettura elettrica e che sostanziali differenze ci sono rispetto a una GT che guidi di solito?
Sicuramente le differenze sono tante. Tornare a guidare una monoposto dopo 5 anni non è stato semplice ma è sempre bello sentire l’aria che arriva sul casco. La guida di una Formula E è unica nel suo genere, ma molto appagante. Il downforce è molto basso, e la combo pista cittadina più gomme non slick rendono il tutto ancora più difficile. Arrivare al limite con queste macchine non è per niente semplice. Si aggiunge il fatto che la vettura è un vero e proprio computer. La gestione della gara e di tutte le funzioni presenti non è nulla di paragonabile al mondo GT. Da “fuori” sicuramente non si riesce ad apprezzare appieno lo spirito della Formula E e le difficoltà che si incontrano guidando queste macchine elettriche.
Se avessi l’occasione, ti piacerebbe poter correre in Formula E? Può essere un campionato valido per i giovani piloti?
Se ne avessi l’occasione sarei molto felice di correrci. Penso che il livello del campionato, sia dal punto di vista dei piloti che da quello delle squadre, è veramente alto e sicuramente è un ambiente molto formativo lavorando direttamente a contatto con le case ufficiali. Per i giovani piloti ovviamente non è facile mettersi a confronto con i piloti più esperti della categoria, comunque è sicuramente una grande soddisfazione poter correre a quei livelli!
Hai debuttato alla 12 Ore di Bathurst con Audi di recente: quanto è impegnativo il Mount Panorama?
A gennaio Audi mi ha dato l’opportunità di poter correre a Mount Panorama. Penso che sia una pista unica e forse la più impegnativa in cui abbia mai corso. I primi giri e tutta la prima giornata di prove libere non sono stati per niente facili, ci vuole tanto tempo per prendere il ritmo tra i muretti a quelle velocità. Il feeling giusto con la pista l’ho trovato solo in gara durante il mio primo stint. Da lì in poi mi sono goduto appieno il tracciato e la sua unicità! Spero vivamente di poterci tornare l’anno prossimo.
Che messaggio positivo vuoi lasciare ai lettori e agli appassionati in questo momento difficile?
Sicuramente è un periodo molto difficile per tutti quanti. Bisogna restare uniti, cercare di riempire il più possibile il tempo a nostra posizione; restando positivi sicuramente tutto questo finirà molto più in fretta!
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