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Nicolò Gonella e il suo anno di crescita: “Correre all’estero mi ha aiutato tanto. Fuori dai nostri confini un clima più sereno tra gli equipaggi” [INTERVISTA]

Cinque anni fa Nicolò Gonella iniziava a muovere i suoi primi passi da copilota nel mondo rally: nel giro di un lustro il giovane – classe 1995 – navigatore originario del Piemonte si è tolto una serie di soddisfazioni come il successo nel Peugeot Competition 2o8 Rally Cup Top nel 2018 e, l’anno successivo, la vittoria nel Campionato Italiano Rally Due Ruote Motrici, come parte dell’equipaggio ufficiale Peugeot Italia. Il tutto con al fianco sempre Tommaso Ciuffi, con il quale ha formato il sodalizio più continuo nella sua giovane carriera, arrivando pure ad essere selezionati da ACI Team Italia per partecipare quest’anno allo Junior WRC.

Ma il 2020 è stato un anno all’insegna della disgraziata pandemia, perciò Gonella e Ciuffi sono riusciti giusto a timbrare il cartellino al Rally di Svezia, chiuso al dodicesimo posto finale di categoria, per poi dare forfait nel resto degli appuntamenti di un calendario nel frattempo continuamente rimaneggiato per via del Covid. Ma se il dinamico duo causa budget ha dovuto reinventare la propria stagione seguendo altre strade, Gonella nel frattempo ha avuto quest’anno la possibilità di affiancare altri piloti in appuntamenti dell’ERC europeo e anche del WRC, con la partecipazione al recente ACI Rally Monza. Reduce dal suo ultimo impegno stagionale al Rally delle Valli Ossolane, dettando le note a Fabrizio Giovanella sulla Renault Clio S1600, abbiamo intercettato Nicolò Gonella per qualche domanda sulla sua stagione e sul suo immediato futuro.

L’anno di crescita di Nicolò Gonella

Una stagione dal sapore molto internazionale, che ha contribuito a dare ulteriore sostanza ad un curriculum che, pur essendo molto tu giovane, è già ricco di esperienze, per quantità e qualità. Pensi che questo sia stato un anno di svolta per la crescita della tua carriera?

«Onestamente penso sia stato un anno che sicuramente mi aiuterà nella mia crescita, sia personale che a livello sportivo: riuscire a correre all’estero, per quello che ha riguardato le gare del WRC e dell’ERC, penso mi abbia aiutato tanto, soprattutto a crescere e ad esplorare un mondo che difficilmente troviamo in Italia. Non ti nascondo che mi ha fatto molto piacere, né ti nascono che ambisco nettamente a riuscire a replicare qualche altra incursione internazionale, perché sia per i piloti che per i navigatori rappresenta un bel trampolino di lancio».

Tu e Tommaso non avete potuto completare la stagione di esordio nello Junior WRC, senza poter partecipare neanche al Rally Italia Sardegna. È stata una occasione mancata per il vostro percorso di apprendimento, utile per la vostra esperienza di rallisti? Penso a quello che avreste potuto trarre ad esempio da un evento come l’Estonia, con sterrati “finnici”, quindi tanta velocità, salti e una bella sfida anche per un navigatore…

«Sì, sicuramente il fatto di non aver potuto completare il programma che inizialmente avevamo ci ha un po’ penalizzato. Ma credo non ci siano grandi colpe da dare perché purtroppo, con l’arrivo del Covid, molti di noi hanno dovuto far fronte a problemi come la mancanza di budget. Per cause di forza maggiore non abbiamo potuto quindi completare un campionato che sicuramente ci avrebbe fatto crescere, sia a livello di equipaggio che di singoli. Spero ci possa essere in futuro un’altra possibilità, anche con Tommaso, per poter replicare quello che abbiamo iniziato a fare, perché penso sia un bagaglio di esperienza che possa essere utile per crescere».

Gonella commenta a posteriori l’esordio al Rally di Svezia

Hai dichiarato che la preparazione per il Rally di Svezia era partita con un po’ di ritardo, considerato il fatto che la gara era stata a rischio sino all’ultimo per motivi climatici (cioè, scarsa neve): questo potrebbe aver influenzato il vostro risultato finale, al netto degli imprevisti meccanici con il cambio della vettura? Giacché sei molto attento nel curare i dettagli, come si è notato anche dai camera car, pensi di aver tralasciato qualcosa?

«Diciamo appunto che questo è stato un anno particolarmente atipico, ed affrontare uno Svezia per la prima volta con quelle condizioni lì non ha di sicuro aiutato; inoltre penso non abbia ugualmente aiutato, e ti parlo a livello personale, il fatto di correre su strade molto veloci, a cui non siamo per niente abituati in Italia, dove non ce ne sono. Correre quindi in determinate condizioni ci ha penalizzato. Sicuramente non mi sento di addossare la colpa a tutto ciò, perché anche noi abbiamo la nostra responsabilità sul risultato; sicuramente ha influito il meteo, ma anche il fatto di non poter preparare con tanto anticipo la gara e la mancanza di esperienza rispetto ad altri equipaggi. Poi, qualche piccolo problema meccanico… ma non è stato quest’ultimo a penalizzarci più di tanto».

“L’ambiente nei campionati esteri è umanamente diverso rispetto ai nostri”

Come è stato l’impatto con il Mondiale Rally? Voglio dire, al di là della logistica e del livello organizzativo, si respira una atmosfera diversa rispetto ai nostri campionati?

«Sono due realtà totalmente differenti, è anche difficile riuscire a fare un paragone, nel senso che l’ambiente italiano è diverso a livello “personale”. Da noi non troviamo sempre un clima così sereno tra gli equipaggi: per via dei fattori esterni si creano anche delle antipatie tra piloti…»

Ci si prende troppo sul serio?

«Probabilmente sì, ma anche… ci sono tanti avvenimenti in Italia che all’estero non sono riscontrabili, mi viene in mente a quanto avvenuto al Tuscan Rewind l’anno scorso. Diciamo che sono episodi che fuori non avvengono, o che non ci sono solitamente, e la cosa contribuisce a creare un clima più sereno a livello generale. Poi ho visto all’interno dello Junior WRC in Svezia che quelli più bravi, come i piloti di casa o i finlandesi che probabilmente erano quelli più avvantaggiati, erano comunque i primi a consigliarci ed ad aiutarci, una cosa che da noi si vede più raramente. L’ambiente all’estero non è migliore, è differente, mettiamola così».

La collaborazione con Andrea Mabellini

Dopo una serie di stagioni, in particolare le ultime due, sempre al fianco di Tommaso Ciuffi quest’anno hai diviso l’abitacolo con altri piloti, sia giovani in crescita che veterani. Vorrei chiederti un commento su alcuni: partiamo, ad esempio, da Andrea Mabellini, che hai accompagnato in particolare verso il trionfo nell’Abarth Rally Cup

«Non ti nascondo che ci siamo trovati bene. Secondo me è un bravissimo ragazzo, e ha grandi margini di crescita. Purtroppo anche lui quest’anno si è ritrovato alle prese con problemi di budget rispetto ai suoi programmi iniziali: è riuscito comunque con l’aiuto di Bernini e dei suoi partner ad imbastire un programma con l’Abarth 124 Rally, ed onestamente penso abbia fatto un bel percorso, perché è riuscito a ritagliarsi uno spazio all’interno dell’ERC, facendo una esperienza all’estero – cosa che ritengo sia importante per il suo futuro. Penso abbia ben figurato anche nell’ERC2, dove comunque sia ha visto sfuggire la vittoria anche per un problema tecnico accusato durato l’anno: se non ci fosse stato questo, cose che purtroppo capitano, avrebbe potuto vincere anche questo campionato».

L’esperienza all’ACI Rally Monza

Con Davide Maggi hai partecipato all’ACI Rally Monza: anche qui, come è andata l’intesa? E soprattutto, come è stato redigere le note con l’incognita di un meteo avverso ed affrontare un evento che è stato un calvario per gli equipaggi in lotta per i titoli WRC?

«Con Davide il feeling è stato anche lì ottimo, lui è un classico gentleman driver che si concede una o due gare all’anno, ed era contento di poter provare una gara del Mondiale. Onestamente posso dirti che per quanto mi fossi un po’ preparato per Monza, non mi sarei mai aspettato di trovare determinate condizioni. A parte la neve, che ha sorpreso un po’ tutti, diciamo che le condizioni che abbiamo riscontrato anche nelle prove speciali in pista erano veramente difficili, soprattutto nelle parti sterrate. Poi, vuoi per il maltempo vuoi per il passaggio delle vetture davanti, ci siamo trovati in difficoltà: era comunque la prima volta che correvamo su questi fondi, e quindi è stata una insidia in più. Ma siamo stati felici di portare a termine questa gara [hanno chiuso 66esimi assoluti sulla Hyundai i20 R5, 40esimi tra le RC2, ndr], perché si è trattata di tanta esperienza per entrambi. Sono convinto che sicuramente in futuro sia lui che io riusciremo a trarre il massimo dall’ACI Rally Monza, a livello personale».

«Correre poi dentro un circuito ha permesso di ridurre tanto le tempistiche organizzative, però riuscire ad creare un evento del genere in soli quaranta giorni significa aver fatto qualcosa di incredibile e bisogna dare i meriti per ciò che è stato fatto, perché si è trattato di un evento bello, difficile, incerto… c’era tutto. Alla vigilia ci si aspettava una gara forse più noiosa, che non entusiasmava quasi nessuno a partire dai big del Mondiale, mentre in realtà poi si è rivelata forse una dei round più difficili di quest’anno»

È capitato che un tuo pilota, sia Tommaso che qualcun altro, interpretasse in maniera un po’ troppo libera o istintiva le tue note? Non dico non dandoti ascolto, ma concedendosi una lettura più personale della strada e del percorso?

«Onestamente no, comunque sia ho sempre avuto la fortuna di trovare una buona intesa con i piloti anche a livello di note. Da quel punto di vista ti dico di no, e come puoi immaginare il feeling tra pilota e navigatore è fondamentale, quando viene a mancare quello viene a mancare poi la fiducia in auto. Quindi penso che per riuscire ad andare forte l’intesa debba essere sempre al massimo, perciò fortunatamente non mi è mai successo che non ci si riuscisse ad intendersi o ci fossero letture differenti».

Il 2021 di Nicolò Gonella

È forse presto per mettere in piedi i programmi per il 2021, ma c’è qualcosa che bolle in pentola, al netto delle incertezze?

«Esatto, il grosso sono le incertezze. Non ti nascondo che qualcosa in ballo c’è…»

Tipo?

«Onestamente, dirtelo ora non mi va, un po’ per scaramanzia, un po’ per altro. Non è per un torto nei tuoi confronti, ma voglio essere sicuro prima di dire qualcosa. Se ci fosse la possibilità di tornare all’estero sarei contento, ma potrebbero esserci delle opportunità in Italia. Qualcosa si sta muovendo, speriamo».

Mettiamola così: conferme o novità?

«Diciamo entrambe. Però te la butto lì, è difficile risponderti con certezza».

“Non abbiate paura di chiedere aiuto se siete alle prime armi con i rally”

Nel tuo cammino hai trovato veterani come Paolo Andreucci, Anna Andreussi, Eleonora Mori, Luca Rossetti, giusto per citare alcuni nomi: ognuno di essi ha contribuito a migliorarti come navigatore e in generale come rallista. Ad un ragazzo o ragazza che volesse intraprendere il tuo stesso cammino, quali consigli potresti dare?

«Di non aver paura a chiedere. Perché tante volte, ed è un errore che ho fatto probabilmente pure io, quando si comincia a correre si è un po’ convinti di riuscire a cavarsela da soli. Io dopo un po’ di anni mi sono reso conto che chiedere aiuto a chi ne sa di più non è una cosa sbagliata ma anzi, è qualcosa che ti arricchisce. Aver avuto al proprio fianco personalità come quelle che hai citato mi ha aiutato tanto, perché penso di essere cresciuto grazie ai loro consigli. Non sembra, ma tante volte si riescono a rubare quelle piccole cose che ti aiutano durante le gare e nel tuo percorso di crescita».

Crediti Immagine di Copertina: ACI Sport

Luca Santoro:
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