Novità da Alex Zanardi: ha ripreso a parlare con la propria famiglia!

A dirlo è la neuropsicologa Federica Alemanno

Alex Zanardi ha ripreso a parlare: è questo quanto ha dichiarato la neuropsicologa Federica Alemanno, che ha in cura il campione bolognese rimasto coinvolto in un terribile incidente in handbike la scorsa estate.
Novità da Alex Zanardi: ha ripreso a parlare con la propria famiglia!

Notizie più che positive da Alex Zanardi: il campionissimo italiano ha ripreso a parlare e a comunicare con la propria famiglia dopo il terribile incidente in handbike dello scorso 19 giugno. Ad annunciarlo è stata Federica Alemanno, neuropsicologa dell’ospedale San Raffaele di Milano, al Corriere della Sera.

Zanardi ora parla: ha comunicato con la propria famiglia

Attualmente ricoverato all’Ospedale di Padova da fine novembre, Zanardi stava cominciando una lunga riabilitazione che aveva già dato i suoi frutti a dicembre, quando il bolognese aveva rivolto alla moglie Daniela un pollice alzato riconoscendo anche i volti dei presenti. Ora è tornata anche la parola, come ha detto Alemanno al Corriere della Sera: «È stata una grande emozione quando ha iniziato a comunicare, nessuno ci credeva. Lui c’era! E ha comunicato con la sua famiglia». Zanardi si è sottoposto alla “awake surgery”, «la chirurgia da svegli: una tecnica molto particolare che si fa in pochissimi centri in Italia e ha come obiettivo quello di garantire al paziente la migliore qualità di vita possibile dopo un’inevitabile intervento chirurgico» ha spiegato Alemanno. «Viene utilizzata in casi particolari, soprattutto in pazienti giovani, compresi tra i 30 ed i 50 anni, con due tipi di malattia: i gliomi cosiddetti a basso grado e i cavernomi. I primi sono tumori del cervello non particolarmente aggressivi, ma che possono, con la loro presenza in certe aree, compromettere alcune importanti attività cerebrali, come ad esempio la memoria, la parola e l’attenzione. Stesso discorso per i cavernomi. Sono malattie piuttosto rare».

“Awake surgery”, ecco cos’è

Ecco come funziona: «Io sono la prima a vedere il paziente candidato all’intervento. Lo sottopongo ad un test per capire quali sono le sue capacità cognitive, da verificare successivamente in sala operatoria. Prima di mettere in azione il bisturi il chirurgo simula, con stimolazioni elettriche, l’intervento zona per zona. Se ad esempio siamo nell’area della memoria, ripropongo al paziente, sedato ma non addormentato, la fotografia della moglie. Se la riconosce, significa che il bisturi non danneggerà questa funzione e il chirurgo può procedere. Lo scopo non è solo la sopravvivenza del paziente, ma quello di salvaguardare il più possibile le sue funzioni cognitive ed assicurare la migliore qualità di vita possibile».

Ora non resta che aspettare, in attesa di netti miglioramenti. Una strada a cui Zanardi aveva già lottato duramente in quel lontano 2001 dopo l’incidente al Lausitzring. Non mollare Alex!

Copyright foto: Richard Dole / LAT Images

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