Polverone Consani: l’orrido hashtag e la polemica sui nostri campionati rally di cui non sentivamo il bisogno

Bufera su un commento di troppo

Le polemica di Stephane Consani in merito ai fatti dell'ultimo Rally Valtiberina è degenerata in un commento sui social poco felice espresso dal pilota francese
Polverone Consani: l’orrido hashtag e la polemica sui nostri campionati rally di cui non sentivamo il bisogno

I nostri campionati nazionali rally arrivano da un 2019 carico di veleni e di stracci volanti, basati su una ferita ancora aperta (il famigerato caso forature e tutto quello che ha comportato) e che speravamo di esserci comunque messi alle spalle. In questa stagione l’irrompere del coronavirus ha messo in luce altre priorità per il nostro rallismo, prima fra tutto il riuscire a mettere in piedi dei campionati nonostante la situazione che stiamo vivendo da mesi.

Insomma, se quel caso non è del tutto archiviato, in un modo o nell’altro ne stavamo uscendo, se non altro dal clima venefico che si era creato. Pian piano è ripartito il Campionato Italiano Rally, poi il CIWRC, le Coppe di Zona ed anche il CIRT, il Tricolore Terra. Peccato che in quest’ultimo contesto sia esplosa inaspettata una nuova polemica, che infila suo malgrado le nostre competizioni in un altro bailamme di cui nessuno sentiva l’urgenza.

La reazione polemica di Consani

Il già trionfatore 2019 del Campionato Italiano Rally Terra, Stéphane Consani, ha protestato contro la decisione dei commissari sportivi del Rally Arezzo Crete Senesi e Valtiberina (primo round della stagione dove correva anche il transalpino) di far partire le auto un minuto dopo l’altra. Secondo il pilota guidato alle note da Thibault de la Haye (e che non correva con il numero 1 del campione uscente, ma con il numero 8, cosa che comporta una bella differenza con le posizioni di partenza in un evento su sterrato) una situazione del genere non era affrontabile dagli equipaggi, vista la polvere sollevata dalla vettura precedente e che necessitava di depositarsi per garantire visibilità e sicurezza. Consani, nella prima giornata di gara un po’ in affanno dietro al mattatore del weekend Emil Lindholm, si stava comunque giocando le sue carte per il podio, quando poi nella seconda e decisiva tappa di domenica gli è saltata la mosca al naso (anche perché, pur essendo campione Tricolore Terra uscente, non era nella ristretta lista dei piloti prioritari, quindi le sue rimostranze un fondo di ragione ce le hanno). Nella prima PS di giornata, la quinta del programma su sette totali, il francese si rifiuta di scattare un minuto dopo chi lo precedeva nel suo ordine di partenza. I commissari di gara gli infliggono una pesantissima penalità di dieci minuti, cosa che lo fa precipitare nella classifica assoluta. Perciò, vista la malaparata, il pilota decide di ritirarsi polemicamente dal Rally Valtiberina, a due prove speciali dalla fine.

Finita qua? Manco per niente. In un commento su Facebook, poi cancellato, Consani ha scritto testuali parole: «Tutte queste storie non ci dà voglia di tornare in Italia [sic]», corredato dall’eloquente hashtag #italianmafia (i colleghi di Rallyssimo hanno riportato lo screenshot con il messaggio incriminato). Parbleu, che caduta di stile. Se è vero infatti che, come ci ha detto il secondo classificato al Città di Arezzo Simone Campedelli, il francese possa anche avere le sue ragioni (e abbiamo visto anche quali), beh, questo non è proprio il modo ideale per farle valere.

Il brutto fallo di reazione di Consani

Lungi da noi fare i maestrini o metterci all’opera per costruire un patibolo dove condurre Consani, davanti al ludibrio del popolo del web pronto con i suoi “crucifige”. Però diamine Stéphane, quell’hashtag è una mascalzonata che potevi benissimo risparmiarti. Va benissimo protestare con le decisioni dei commissari di gara, va benissimo la teatrale uscita di scena, ma sei un professionista ed un campione che dovrebbe sapere che i social non sono il bar sotto casa, e non puoi dire tutto ciò che hai caricato a pallettoni dentro il cuore. Per di più, offendendo un popolo con il più rozzo, doloroso ed infame tra i luoghi comuni per il nostro Paese.

In ogni caso, siamo tutti esseri umani non perfetti, bensì perfettibili e siamo altrettanto certi che Stéphane Consani abbia commesso questa scivolata perché obnubilato dal nervosismo e dallo stress, e che tempo pochi minuti abbia capito di aver commesso uno scivolone e ne ha già compreso le conseguenze. Non gli tireremo certo noi le orecchie, perché non è il nostro compito e non ci piacciono i processi mediatici, pratica barbara alla pari di certi hashtag poco civili. Intanto però le inevitabili reazioni ci sono state, a partire da quella più importante, ovvero da parte della scuderia Project Team che, oltre a schierare al Valtiberina Campedelli e Canton, ha come proprio portacolori lo stesso Consani.

Project Team prende le distanze

Luigi Bruccoleri, a capo del team, ha rilasciato questa dichiarazione piuttosto chiara al riguardo: «Si sa, la rabbia è da sempre una pessima consigliera e per quanto il regolamento possa essere discutibile e migliorabile, quello è e va rispettato. Detto questo, fermo restando che ci dissociamo senza se e senza ma da quanto riportato da Stéphane sui social, conoscendolo siamo certi che, a mente fredda, si renderà conto di aver sbagliato e rimedierà porgendo le dovute scuse. In caso contrario, valuteremo se confermare o meno la nostra collaborazione con il conduttore transalpino per il prosieguo della stagione». Stéphane, ripensaci, continua la tua battaglia su norme eque nelle competizioni e lascia stare le ferite ancora aperte del Paese dove gareggi.

AGGIORNAMENTO: Sul sito di ACI Sport è stata pubblicata una precisazione in merito al caso Consani, che vi riportiamo qui di seguito. «Allo start del primo tratto cronometrato della domenica “Alpe di Poti” (10,96 km), prova speciale numero 5 del Rally Arezzo Crete Senesi e Valtiberina – si legge – il pilota chiedeva di partire dopo due minuti dal concorrente che lo precedeva, causa problemi di visibilità per la polvere che veniva alzata. Dalla Direzione Gara non venivano concessi i due minuti richiesti dal concorrente. A questo punto il transalpino si rifiutava di partire. Il concorrente ripartiva quindi al minuto successivo rispetto a quello che gli era stato assegnato inizialmente, nonostante i pressanti inviti dei commissari di gara presenti e del Direttore di Gara aggiunto, anche lui presente allo start della prova. Al parco assistenza successivo i commissari sportivi comunicavano al concorrente la penalità di 10’ per il rifiuto di partire».

Crediti Immagine di Copertina: ACI Sport

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