WRC | Andrea Adamo: il vivaio Hyundai, il futuro del team e la sostenibilità del Mondiale Rally [INTERVISTA]

Intervista ad Adamo al margine del Rally di Alba

Abbiamo intercettato ad Alba, subito dopo il rally, il team principal di Hyundai Motorsport Andrea Adamo, con cui abbiamo parlato di alcuni argomenti legati alla squadra e al WRC
WRC | Andrea Adamo: il vivaio Hyundai, il futuro del team e la sostenibilità del Mondiale Rally [INTERVISTA]

Nelle giornate in coda al Rally di Alba, apertura in pompa magna del Campionato Italiano WRC, abbiamo avuto la possibilità di intervistare il team principal di Hyundai Motorsport, Andrea Adamo. La squadra di Alzenau ha puntato le sue carte migliori al tavolo della gara nelle Langhe piemontesi, schierando una flotta di i20 sia R5, legate in particolar modo ai clienti privati e al programma piloti Junior, che le WRC, tra le quali figuravano anche equipaggi ufficiali come quello capitanati da Thierry Neuville ed Ott Tanak.

Il Rally di Alba è stato un successo per Hyundai, con la vittoria nella competizione assoluta di Craig Breen sulla i20 R5, l’ascesa spettacolare sugli asfalti della gara del giovane Jari Huttunen (sul podio a 8,7 secondi di gap dall’irlandese) e il terzo posto di Dani Sordo, per l’occasione non a bordo della sua consueta World Rally Car Plus ma della R5. Inoltre, ad Alba quest’anno lo spettacolo è stato assicurato anche dalla categoria speciale #RAPlus, dedicata proprio alla massima espressione delle vetture rallistiche. In questo caso, sulla sua fidata i20 Coupé WRC si è imposto in maniera perentoria Neuville, che vince il derby interno contro Tanak battendolo per 22,4, mentre al terzo posto troviamo un altro giovane pilota nelle grazie di Hyundai e che correrà il Mondiale Rally con la WRC Plus per il team 2C-Competition, ovvero Pierre-Louis Loubet, a 55,5 secondi dal vincitore belga.

Adamo, dicevamo: a lui abbiamo chiesto cosa bolle in pentola nei piani di Hyundai Motorsport, per poi allargare lo spettro delle domande allo stato attuale del campionato mondiale, ma non solo.

Il vivaio di Hyundai Motorsport

Partiamo dai risultati ottenuti nelle gare test del Rally di Roma Capitale e di Alba, soprattutto guardando alle nuove leve di Hyundai. Lei sta preparando la prossima generazione che potrà ambire a fare il salto di carriera con il vostro team?

«Sì, è assolutamente il nostro obiettivo quello di non essere dipendenti dagli altri ma crearci un vivaio, mi lasci dire pure un bagaglio di giovani e capire quali sono quelli capaci eventualmente e su cui continuare ad investire. La cosa bella che stiamo facendo è un lavoro coordinato con le federazioni nazionali, collaborando ad esempio in maniera stretta con quella francese – vedasi Loubet – con quella belga, irlandese, inglese… Con loro c’è un vero scambio di opinioni, di programmi e di supporto, perciò anche ad Alba abbiamo deciso di portare questi ragazzi per far fare loro anzitutto esperienza, vedere come sono anche capaci ad inserirsi senza problemi in team diversi rispetto a quelli a cui sono abituati a correre normalmente. Lanciarli nella piscina per nuotare è la cosa migliore da fare».

La line-up futura di Hyundai e l’ingresso di Craig Breen

Parlando invece di Craig Breen, lei ha dichiarato di volerlo tenere legato a Hyundai Motorsport. Non a caso sarà schierato come terzo pilota al prossimo Rally Estonia: nell’immediato futuro dovremo aspettarci un suo ingresso nella squadra ufficiale? Per quanto concerne invece Dani Sordo e Sébastien Loeb, quest’ultimo sembra un po’ uscito dai radar del team: è ormai preso dalla Dakar 2021?

«Bisognerebbe chiederlo a Loeb, non gestisco i suoi programmi…».

Sì ma lei ci ha parlato? Vi siete sentiti al riguardo?

«Non penso sia uscito dai radar, non ci sono rally quindi non penso di potergliene fare, è molto semplice».

In Svezia, nell’appuntamento del WRC dello scorso febbraio, lui ha preferito declinare la sua partecipazione per motivi propri (ed è stato sostituito proprio da Breen)…

«Non era il terreno da lui preferito, in Messico non aveva programmato di correre, e poi non ci sono più stati rally [ma Loeb non si è visto neppure nelle uscite su asfalto di questa estate, sia al Roma Capitale che ad Alba, che il francese vinse lo scorso anno, ndr]. Vedremo cosa faremo nel futuro, adesso non ne ho idea.

Per quanto riguarda Breen e Sordo, stiamo discutendo del rinnovo del contratto».

Quindi potremo vedere Craig Breen inserito in pianta stabile nel team ufficiale?

«Beh dipende cosa intende lei per pianta stabile…».

All’interno del team, per un programma completo e non a chiamata, a tempo pieno.

«È quello che sta facendo adesso. Tempo pieno? Sì, tutto l’anno corre per la Hyundai, poi decideremo».

La gestione del team da parte di Andrea Adamo

Sergio Limone le ha insegnato a pensare fuori dagli schemi. Il metodo Adamo nasce da lì? Quanto dell’Adamo di oggi c’è da quella specie di apprendistato ai tempi dell’Alfa Romeo?

«Vede, pensare alla squadra e non al singolo è una forma di rispetto nei confronti di Hyundai che ci paga, quindi io sono qua per fare il bene di Hyundai, non di Neuville, di Tanak o di chissà chi. Siamo Hyundai Motorsport, pagati per vincere per la Hyundai. Mi permette di correggere una cosa: io non penso gara per gara, ma all’intero campionato in maniera globale: l’evento singolo deve essere parte di uno schema che bisogna gestire in una visione totale».

Voglio dire: stabilire una line-up specifica per quella gara, adattandola all’occasione in maniera flessibile, il tutto con un obiettivo ben specifico: fare il maggior numero di punti per il campionato.

«Questo assolutamente sì».

Ci spiega il suo concetto di leadership? Lei quest’anno ha accolto un cavallo di razza come Tanak, con cui si trova molto d’accordo: ci illustra come si gestiscono squadre composte da individualità polarizzanti, ovvero da una parte l’estone che ha detto chiaro e tondo che vuole difendere il titolo, dall’altra Neuville che penso si sia stufato di sfiorarlo per ben cinque volte? Sappiamo che entrambi collaborano in maniera costruttiva, ma come riesce a gestire una situazione del genere?

«Nella vita basta essere chiari sulle responsabilità, su quelle che sono le direttive e su quelle che sono le linee guida. Quando uno ha chiarito questo con le persone, poi si viaggia molto tranquilli. Certo, ogni tanto è opportuno fare dei refresh, perché abbiamo tutti la memoria un po’ corta, e quindi si rinfresca. Però è molto semplice: quando si è chiari nei rapporti, nelle direzioni da intraprendere, non ci sono fraintendimenti».

Ad inizio stagione aveva dedicato un pensiero anche ad Andreas Mikkelsen, facendo intendere che avrebbe fatto in modo di trovare uno spazio in squadra anche per lui, eventualmente. Ora è tester Pirelli, ma la porta per lui è ancora aperta?

«La porta è aperta per chiunque dimostrerà di essere competitivo e di poter essere una possibilità per Hyundai di poter vincere il campionato del mondo, e quindi degli eventi».

Il gap con gli avversari e le velate accuse di Tommi Makinen

Mi conferma che le maggiori difficoltà per la i20 WRC ci sono state sulle strade della Svezia e del Galles?

«Non so se l’ho dichiarato con questi toni, ma in terreni dove le velocità medie sono molto alte ed il grip è basso, è evidente che abbiamo avuto dei problemi ed è lì che ci stiamo focalizzando per recuperare il gap con gli avversari. Quelli che ha nominato lei sono due esempi».

Tommi Mäkinen, team principal di Toyota Gazoo Racing, nei mesi scorsi ha sollevato qualche perplessità sul suo metodo, sul cambio in corso d’opera della line-up per adattarla ad ogni evento («Non sono del tutto certo se si tratti di una regola sportiva cambiare pilota il lunedì successivo all’ultimo evento. È un po’ bizzarra come cosa»). Ultimamente poi ha detto che l’Ypres Rally potrebbe favorire Neuville e l’Estonia Tanak. La infastidiscono queste azioni di disturbo? 

«Il giorno in cui quello che Mäkinen dice mi tocca in alcun modo non è ancora arrivato».

La sostenibilità del WRC

Lei ha detto di non volere un WRC come la Formula 1, in termini di spese senza controllo, esprimendo preoccupazioni per la stagione 2021 e sui costi del campionato. Il WRC è e sarà ancora sostenibile per i team?

«Se agiamo per abbassare i costi sì. Molto semplice. Più che volontà, parliamo di una necessità indispensabile. È una questione di collaborazione tra FIA e WRC Promoter. Al massimo devono esserci undici-dodici gare».

E se i costi non fossero più sostenibili, Hyundai Motorsport cosa potrebbe fare in quel caso?

«Beh, sicuramente non lo dico a lei oggi».

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