Formula E | La sfida di Pizzuto: “In contatto con Agag, lo sviluppo del futuro è elettrico” [INTERVISTA]

L'intervista all'imprenditore italiano

Gianfranco Pizzuto è la figura chiave al centro del progetto per un nuovo team di Formula E, pronto a entrare nei prossimi anni.
Formula E | La sfida di Pizzuto: “In contatto con Agag, lo sviluppo del futuro è elettrico” [INTERVISTA]

Ieri siamo stati tra i primi a svelare la nascita di un nuovo progetto che punta a creare un proprio team in Formula E. Abbiamo voluto saperne di più e, per questo motivo, abbiamo raggiunto telefonicamente Gianfranco Pizzuto, l’imprenditore dietro a tale annuncio e che ha una lunga esperienza nell’automotive elettrico. Con lui abbiamo parlato di questa idea che vede una collaborazione tra l’Italia e la Turchia, chi potrà essere coinvolto in questa avventura e, soprattutto, il futuro della mobilità elettrica e sostenibile.

Direi di andare con ordine: l’idea di un suo team in Formula E è nata attraverso una provocazione, ma come questa è diventato un progetto con delle fondamenta?

«La provocazione viene da un amico [Massimiliano Zocchi, giornalista ndr] di cui discutiamo sul mondo elettrico e della Formula E. Lui conosce il mio background, sa che sono stato nel 2007 uno dei soci fondatori della Fisker Automotive, che da 13 anni mi occupo solamente di mobilità elettrica e che ho la passione della Formula  E – tra l’altro, nel mio ruolo di Ambassador della Jaguar I-Pace, sono stato invitato all’ePrix di Roma negli ultimi due anni; ho avuto il privilegio di vedere come lavora il team per tutto il weekend e sono stato nei loro box.

Il sogno di avere un giorno un proprio team ce l’avevo da sempre, ma sto parlando di tanti anni fa… Poi vuole sempre una scintilla e anche un background per farla diventare una fiamma che brucia. Massimiliano lo sentiva e, dopo le varie discussioni avute, aveva pensato che potesse essere un’accoppiata quella di convincermi ad entrare nel mondo della Formula E, sapendo che ho competenza tecnica, il network che possiedo e i miei partner, perché è chiaro che io da solo non posso fare nulla. Una persona che stimo tantissimo, che è Mark Lander della Imecar Elektronik in Turchia, già da tantissimi anni sviluppa powertrain elettrici partendo da modelli di automobili già esistenti. È una cosa molto particolare perché c’è stata una ricerca, bisogna saper intendere come poter mantenere le caratteristiche tecniche dell’auto che non prevedeva questo tipo di trazione. Andare a mettere mano lasciando invariate tutto ciò ha bisogno di altissima competenza, ritrovata in queste persone che sono adatte al panorama racing dove tutto viene estremizzato.

Ho scelto appositamente LinkedIn per ufficializzare la cosa perché è una piattaforma professionale e, infatti, ho ricevuto richieste di contatto da ingegneri, da piloti, da team manager, da persone che sono nel mondo della finanza… Nel giro di due giorni ho avuto più di un centinaio di contatti, nella maggior parte persone competenti, serie e che hanno voglia di lavorare in questo progetto italo-turco».

Come ha ammesso lei, il progetto è nato da poco: come vi state muovendo per organizzare tutto il lavoro, soprattutto accogliendo tutto questo interesse avuto dal suo annuncio?

«Dispongo di un piccolo team da cui tutto questo è partito, miei stretti collaboratori che sono anche miei amici. Siamo in sei in questo momento, ognuno si è incaricato di un ambito; il mio è quello di supportare l’abbozzo del business plan, che servirà poi agli investitori per capire dove vogliamo arrivare e la nostra visione, che aprirà delle discussioni. Ho un network di conoscenze che mi ha portato a contattare Alejandro Agag [fondatore e CEO della Formula E], con cui ho già avuto uno scambio di e-mail e abbiamo fissato una teleconferenza per giovedì. Come lei sa, i team sono dodici e non ce ne possono essere tredici, e quindi avrò due scelte – apro la parentesi: ho già ricevuto dei contatti da dei team che vorrebbero che entrassi –, ma con Agag capirò – perché sa per certo – quali sono le squadre che sono candidate ad essere rilevate o ad avere una collaborazione.

Devo dire che, in tutta verità, la nostra idea di sviluppo è improntata sulla Gen3, che avrà maggior interesse mediatico perché si otterrà più spettacolo col contenimento del peso e l’aumento della potenza, oltre la novità della ricarica in corsa che adesso non è possibile. Il nostro obiettivo è quello di accumulare esperienza in questi anni che ci saranno tra la nostra prima partecipazione (speriamo) e la Gen3 che verrà introdotta nel 2023».

La cosa interessante, sapendo anche che è in contatto con Agag, è che ogni team ha alle spalle un grande costruttore come, ad esempio, Porsche e Mercedes che sono arrivate nell’ultimo anno. Lei ha dei contatti col gruppo FCA: si può ipotizzare un appoggio di FIAT o di un altro marchio legato al gruppo o meno?

«Con FCA avevo già rapporti perché con Imecar, avendo elettrificato il Doblò che è un prodotto FIAT, siamo conosciuti da loro. È chiarissimo che se ci fosse con noi un costruttore di questo livello sarebbe un enorme vantaggio perché ci sono delle sinergie a livello di componentistica che, per una piccola azienda come la nostra, non abbiamo. Il basso costo di un’attività come la nostra rispetto ad altre sia un grande vantaggio perché, se FCA dovesse imbastire dal nulla un team di Formula E, s’immagini solo tutte le problematiche burocratiche per determinare chi fa cosa; se invece noi imbastiamo il progetto e lasciamo integrare qualche ingegnere e manager – diciamolo chiaro: FCA non ha ancora affrontato un progetto elettrico, mentre noi abbiamo diverse esperienze come la Fisker da 300 kW del 2007. Questo tipo di progettazione per noi non è nuova e nella Formula E la scelta non è libera se non per il motore elettrico.

Quello che vogliamo proporre a FCA è quello di seguirci, darci una mano dal punto di vista economico e noi di ritorno diamo partecipazione al team e la condivisione delle esperienze. Non si sta parlando di costi proibitivi perché non sono quelli della Formula 1, dove si spendono 500/600 milioni di euro a stagione quando con 15 o 20 puoi correre in Formula E. Quello che si sviluppa in F.1 è un “dead horse”: il motore termico è morto e il livello tecnologico che abbiamo raggiunto oggi è il massimo e non si riesce più a svilupparlo. Nel settore elettrico, negli ultimi dieci anni, vediamo che il potenziale di crescita è altissimo e nei prossimi dieci anni lo sviluppo sarà sull’elettrico».

Lei è in prima linea per quanto riguarda la mobilità elettrica: quanto è importante la Formula E per questo movimento e per un futuro sostenibile?

«Intanto, la passione che fa innamorare i ragazzini va al di là dello sviluppo di una tecnologia: tutti noi da bambini sognavamo di essere piloti. Se oggi vai in California a chiedere ad un teenager qual è il brand più cool nelle automobili dirà Tesla e non Ferrari, al contrario di dieci anni fa. La Formula E è importante per creare passioni perché è vero che il motore elettrico è noioso perché non fa rumore e che non appassiona la gente ad andare a vedere le corse: è diverso, che non significa essere meglio o peggio. Bisogna fare accettare questo diverso perché il fatto di non avere immissione e dei livelli di rumore alti – in una gara di Formula E non bisogna avere delle cuffie, può stare normalmente attaccato alla pista.

È importante non inquinare, non avere sporcizia, trarre energia da fonti rinnovabili, in un continuo scambio con il mondo delle corse che riescono ad arrivare in città. Chi avrebbe mai potuto pensare di portare Formula 1 a Roma, in una zona centrale? Non lo avrebbero permesso, mentre con la Formula E ci sono riusciti. Anziché portare le masse nei circuiti che sono sempre fuori dalle grandi città, queste potranno rimanere appunto in città».

Copyright foto: AutoElettrica101

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