WRC | Rally Nuova Zelanda confermato a settembre, per ora

La dichiarazione degli organizzatori

Al momento non ci sono cambi di programma per il Rally Nuova Zelanda, settimo round del WRC previsto a settembre. Ecco perché al momento la situazione locale relativa al coronavirus non è così drammatica
WRC | Rally Nuova Zelanda confermato a settembre, per ora

Il prossimo settembre dovrebbe tenersi il Rally della Nuova Zelanda, evento che torna nel calendario del WRC dopo una assenza di ben sette anni. Il condizionale è d’obbligo perché la pandemia del coronavirus impone cambi di programma per ogni evento di questa disgraziata stagione: eppure gli organizzatori continuano indefessi nel loro lavoro.

La macchina organizzativa del Rally Nuova Zelanda va avanti

La gara è prevista per il prossimo 3-6 settembre, dopo quindi il Safari Rally di luglio – che nonostante le rassicurazioni del Governo keniano è ad un passo dal rinvio – e il Rally di Finlandia di agosto, al momento confermato. Il direttore generale del Rally della Nuova Zelanda, Michael Goldstein, ha assicurato che la macchina organizzativa va avanti, pur con riunioni in remoto. Il tutto ovviamente in costante dialogo con tutti gli attori interessati, quindi istituzioni locali, Promoter del WRC e FIA. «Il Rally della Nuova Zelanda continua a prepararsi per ospitare una tappa dei Campionati del mondo di rally ad Auckland a settembre. Naturalmente al momento viviamo una grande incertezza globale che colpisce tutti, incluso il WRC 2020. Nelle prossime settimane continueremo a collaborare strettamente con le agenzie governative locali e centrali, nonché con il promotore del WRC e l’organo di governo internazionale (FIA)», si legge nel comunicato ufficiale diramato dall’organizzazione dell’evento.

La situazione in Nuova Zelanda relativa al COVID-19

Ancora non è stato ufficializzato l’itinerario, però a differenza dei più sfortunati appuntamenti in Argentina, Portogallo, Italia ed anche in Africa questo round del Mondiale gode di una situazione nei suoi confini meno drammatica. La Nuova Zelanda infatti è riuscita a contenere in maniera molto efficace il diffondersi del COVID-19: ad oggi i casi confermati sono 1.064 ed i decessi 5 su quasi cinque milioni di abitanti. Al di là dei numeri, l’isola al largo del Pacifico ha potuto avvantaggiarsi grazie alle politiche molto determinate del primo ministro Jacinda Ardern, con un lockdown molto forte cominciato lo scorso 25 marzo, assieme a misure di tracciamento ed un’ottima gestione della comunicazione rivolta ai cittadini, come riporta L’Internazionale citando un articolo del Washington Post (ed anche lì sono stati rinviati degli eventi sportivi, anche rallistici come l’Otago Rally e il Whangarei). L’obiettivo ambizioso del Governo neozelandese è quello non solo di contenere l’epidemia, ma di eliminare alla radice il problema: sta di fatto che il Paese dei maori è diventato uno dei modelli virtuosi a livello globale in termini di guerra al virus.

Se la situazione continua su questo binario, e non si sviluppano altri focolai, ciò che dovrebbe temere un evento come il Rally della Nuova Zelanda (e lo stato insulare stesso) sono i contagi di ritorno, importati nei loro confini come potrebbe avvenire con manifestazioni di livello mondiale (quale è appunto il round del WRC). Ma con il COVID-19 abbiamo imparato che non si può far altro che navigare a vista, quindi la situazione resta fluida. Curiosamente, l’altro Paese che nel mondo ha fatto parlare di sé per come sta riuscendo a contenere il coronavirus è la Finlandia, che ospiterà come abbiamo visto il round iridato prima della Nuova Zelanda e da cui dovrebbe ripartire, speriamo, il Mondiale Rally.

 

 

 

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