WRC | Hayden Paddon a tutto campo sui social: il Mondiale Rally, le vetture amate, i piloti che stima

Le domande dei follower di Paddon

Hayden Paddon risponde alle domande dei fan sui social, in cui parla dei suoi programmi dopo il coronavirus e svela alcune curiosità
WRC | Hayden Paddon a tutto campo sui social: il Mondiale Rally, le vetture amate, i piloti che stima

Visto il tanto tempo libero a disposizione in questi tempi così incerti, i piloti approfittano per tenersi occupati in vari modi e, già che ci sono, per gettare un ponte con i loro fan. A proposito di incertezza, chi ultimamente naviga a vista in attesa di poter tornare nel WRC dopo una assenza di anno e mezzo è Hayden Paddon, rallista che alla pari di colleghi come Jari-Matti Latvala e Craig Breen si è dovuto reinventare fuori dal Mondiale, sebbene tutti e tre hanno avuto (e dovrebbero ancora avere) qualche sparuta occasione per disputare delle gare una tantum.

Paddon risponde ai fan sul suo ritorno nel WRC

La storia del pilota neozelandese, in particolare, è quella più ai limiti dell’assurdo, visto che è dallo scorso anno che prova a rientrare nel WRC senza riuscirci, pur avendo a disposizione delle opportunità per partecipare a qualche gara (offerte da M-Sport nel 2019, quest’anno invece come privato). Nelle domande e risposte lanciate tramite le sue storie Instagram Paddon ha ricevuto ovviamente tanti quesiti da parte dei suoi seguaci in merito al suo rientro nel Mondiale. Una delle domande più gettonate sarà stata sicuramente quella che riguarda appunto il suo ritorno, a cui il neozelandese così risponde: «Mi manca molto il WRC, avevamo un accordo quasi fatto per quest’anno prima del virus. Adesso siamo tornati al punto di partenza, mentre credo che il mondo ed il WRC cambieranno [dopo la pandemia, ndr]».

Paddon avrebbe dovuto correre nel 2020 con una Hyundai i20 Coupé WRC da privato, con un programma di quattro appuntamenti tra cui quello di casa, il Rally della Nuova Zelanda. Poi il COVID-19 ha rimescolato drammaticamente la carte di tutto il pianeta, e quindi per l’ennesima volta il ritorno del pilota nel WRC resta congelato. «Mai dire mai – risponde Paddon ad un’altra domanda social sulla fattibilità dei suoi programmi nel Mondiale dopo il coronavirus – ma non mi resta che aspettare come tutti nel frattempo». Ed ammette di non poter dire con certezza se i suoi programmi iridati possano posticipare al 2021: «Ho perso il treno ora come ora, ma non mi arrendo!». Rivela inoltre che, per quando gli piacerebbe, difficilmente potrebbe avere un programma full time, disputando una stagione completa, ma al tempo stesso sostiene di avere molte offerte sui singoli eventi o per dei test.

Paddon e le questioni economiche legate ai rally

Lontano dal WRC però Paddon non sta con le mani in mano, come conferma ad un utente che gli chiede com’è la sua vita fuori dal Mondiale: ricordiamo che il pilota è impegnato nei campionati di casa sua e nella serie Asia-Pacifico. «Mi manca guidare una vettura WRC, ma in ogni caso sono davvero felice di poter correre in Nuova Zelanda. Sono più impegnato che mai e ci sono alcune cose interessanti che stiamo facendo con il nostro team neozelandese, e che spero possano portarci in tutto il mondo in futuro». Esclude comunque un impegno nell’ERC, a differenza di Craig Breen che dovrebbe correre nel campionato europeo di quest’anno (quando mai partirà, ovviamente): è «più facile a dirsi che a farsi», spiega Paddon, in virtù del fatto che per i piloti non europei i costi sono due-tre volte più alti e i suoi contatti e sponsor neozelandesi non avrebbero rilevanza nel correre nell’ERC. «Dipende tutto dai soldi», sentenzia. E a proposito del vile denaro, ad un altro utente che gli chiede quanto si guadagna con i rally Paddon spiega: «Non molto. Abbiamo bisogno di fondi ingenti per correre nel WRC, e una volta che si inizia ad avere un guadagno fisso, molti di quei fondi vanno nelle riparazioni delle auto e al personale che aiuta. Questo sport – avverte – lo fai per passione, non per i soldi». Ed ancora, sulla questione sponsor: «Penso che le cose siano ancora una volta cambiate. Bisogna pensare fuori dagli schemi, sono finiti i tempi in cui si offriva semplicemente il proprio marchio da apporre all’auto. Ora bisogna attivarsi dietro le quinte, con eventi di guida speciali e così via».

Le altre curiosità di Hayden Paddon sulle vetture e i colleghi piloti

Tanti insomma gli spunti interessanti offerti da questa sessione di domande e risposte sul profilo Instagram di Paddon. Tra le altre curiosità, il neozelandese ammette che la Hyundai i20 AP4 Plus specifica per le cronoscalate (sua la Ben Nevis Station Golden 1200, nella regione di Otago in Nuova Zelanda, evento creato quest’anno) gli dà «un brivido come nessun’altra vettura», neppure WRC . Ma se potesse guidare un modello rally del passato, quella sarebbe la Subaru Impreza 555 del Gruppo A degli anni Novanta («C’è un esemplare in Nuova Zelanda, magari possiamo fare qualcosa un giorno»). Per quanto riguarda lo spericolato Gruppo B, la vettura che avrebbe guidato sarebbe stata la Lancia Delta S4, magari al Rally di Finlandia (sebbene ammetta che ogni atterraggio dopo uno dei caratteristici salti diventerebbe «doloroso»). Un auto invece che sarebbe a suo parere ideale per entrare nei rally è la Mini («o comunque qualunque cosa a trazione anteriore»). Tra la Hyundai Ap4 e la R5, la prima secondo Paddon è più piacevole da guidare nonché ideale nelle prove più veloci, mentre la R5 va meglio in quelle più lente.

Archiviato il discorso vetture, Paddon ha inoltre rivelato ai suoi follower di aver iniziato con i kart all’età di 6 anni, per poi passare alle Mini quando aveva 12 anni. «La famiglia ha giocato un ruolo importante», ammette. Discorso piloti: i miti ad averlo ispirato sono stati Colin McRae («per il suo modo di guidare», difficile dargli torto) ed il connazionale Possum Bourne, altro indimenticato campione che è stato un modello per tanti neozelandesi, come asserisce Paddon. Tra i contemporanei, l’ex Hyundai ammette di nutrire un grande rispetto per Ott Tanak, suo compagno di squadra nei primi anni Dieci, e che sceglierebbe come collega di team assieme a Dani Sordo perché «sono veloci, consistenti ed ottime persone». Rivela inoltre che il sim-racing che tanti piloti usano in questo periodo è divertente da usare, ma non ideale per i rally, che i fan in Messico sono speciali e, per quanto riguarda le gare, la più dura è stata il Rally di Turchia nel 2018, la peggiore il Rally di Finlandia 2019, mai disputato per l’incidente avuto nei test pre-evento ed infine che questo sport è nel suo sangue e difficilmente avrebbe potuto fare qualcosa di diverso. D’altronde, difficile trovare qualcosa che non si può amare nei rally: «velocità, avventura, sorprese, la squadra, l’adrenalina, le auto…», afferma rispondendo alla domanda sulla cosa migliore di questo sport.

Crediti Immagine di Copertina: Paddon’s Pack

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