WRC | La quarantena di Craig Breen: “Meno male ci sono i simulatori. Peccato come sia finita con Citroen”

Breen sulla situazione ai tempi del coronavirus

Craig Breen, come tutti, è chiuso in casa, dedicandosi al simulatore (che elogia) e sperando che in futuro possano liberarsi dei sedili per correre nel WRC
WRC | La quarantena di Craig Breen: “Meno male ci sono i simulatori. Peccato come sia finita con Citroen”

Questo periodo di pausa forzata per via della pandemia da coronavirus è un bel problema per tutti (anche se stare in casa e limitare all’essenziale le uscite ci può salvare la vita), soprattutto per i piloti rally che non godono di un contratto per un programma stagionale completo.

Breen e la partenza di stagione nell’ERC rinviata

È il caso, ad esempio, di Craig Breen, che abbiamo visto l’ultima volta in competizione quest’anno al Rally di Svezia, ma come terza guida per Hyundai Motorsport a bordo della i20 Coupé WRC in sostituzione di Sébastien Loeb. Pur essendo dallo scorso anno entrato nell’orbita della scuderia di Alzenau, che lo ha impiegato lo scorso anno sempre come terzo pilota al Rally di Finlandia ed in Galles, l’irlandese non gode di uno status ufficiale all’interno di Hyundai Motorsport, venendo eventualmente chiamato per gareggiare in base alle necessità del team. Intanto però Breen si è aggiudicato la possibilità di correre nell’ERC con una i20 R5 ma con le insegne del team privato MRF Tyres, marchio indiano di pneumatici intenzionato a sfidare colossi come Pirelli e Michelin. Ma per il momento è tutto rinviato, forse se ne riparlerà a fine maggio con la partenza di un campionato europeo 2020 mai incominciato.

Breen: “Non mi interessano altri sport, solo i motori”

Breen inganna perciò il tempo dedicandosi al simulatore, simulacro dei piloti in questi tempi senza gare. «È qualcosa di più che giocare alla console», ha spiegato il pilota in una intervista ad Irish Mirror. Scherzando, ha ammesso: «Se il campionato di calcio irlandese si disputasse nel mio giardino, non mi interesserebbe. Gli altri sport non mi hanno mai preso, anzi mi hanno sempre annoiato. Non conosco altro sin da quando ho otto anni, per me c’è sempre stato il motorsport. Ed il simulatore è la cosa migliore che possiamo avere nel frattempo che superiamo questo periodo».

«Quasi tutto il mondo del motorsport li utilizza in questo momento. La tecnologia è andata molto avanti ed è parecchio vicina come esperienza alla realtà, senza però sentire la velocità e la forza G nell’abitacolo», ha proseguito la sua disamina Breen (magari un giorno riusciranno pure a simulare quelle sensazioni su cui si basa anche l’allenamento dei piloti). «C’è anche un orientamento più sulle piste che sui rally nel sim-racing, ma rispetto alla guida il simulatore è assolutamente sorprendente».

L’amarezza di Breen sulla conclusione del contratto con Citroen

L’irlandese ha poi ripercorso le ultime vicissitudini della sua carriera, in particolare l’inaspettata ed improvvida piega degli eventi con Citroen, che non rinnovò il contratto con Breen alla fine del 2018: «È stata una notevole opportunità gareggiare per loro. Pensavo di avere trovato il biglietto fortunato, cioè correre per uno dei team più di successo, che in passato dominò il campionato. Ma poi le cose sono andate per il verso sbaglio, come con le ben documentate difficoltà con la vettura. Un vero peccato perché era l’occasione d’oro per fare qualcosa di speciale. Sfortunatamente questo sport non si basa esclusivamente sul talento che emerge per avere successo, molto dipende dalla politica e dagli sponsor», sentenzia con un certa disillusione.

“Non ci sono abbastanza sedili per tutti, ma forse si possono aprire opportunità”

«Devi trovarti al posto giusto nel momento giusto. Quando ebbi la mia opportunità pensai di esserlo. È passato del tempo da quando disputai un programma completo, perciò è una situazione strana. Sin dal Rally di Finlandia dello scorso, abbiamo provato a fare il meglio che potessimo. Il team – si riferisce a Hyundai Motorsport – lo ha riconosciuto e ci ha preso sotto la sua ala», ovvero lui e il copilota Paul Nagle.

Piloti senza un posto fisso come Breen, Hayden Paddon o Jari-Matti Latvala sono costretti già in tempi di pace a vivere nell’incertezza e navigare a vista, in cerca di sponsor e di opportunità per farsi vedere e rientrare nel giro che conta: figuriamoci in tempi di guerra come quelli che stiamo vivendo, dove bisogna affrontare anche i pesantissimi risvolti economici della pandemia.

«Sfortunatamente non ci sono abbastanza sedili per tutti, ma speriamo che la situazione possa cambiare nel medio periodo: alcuni piloti [come Sébastien Ogier. Forse, ndr] sono prossimi a concludere la loro carriera. Sicuramente vorranno finire la serie di quest’anno perché la prossima ricomincerà a Monte Carlo a febbraio. Ma davvero, nessuno sa quanto tempo ci vorrà prima che possiamo riprendere. La priorità ora per tutti è superare questo periodo», ha quindi concluso Breen.

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