Piloti in quarantena, Roberto Lacorte: “Mi alleno con mio figlio, in palestra e al simulatore” [INTERVISTA]

Parla il fondatore di Cetilar Racing, team del FIA WEC

Nel primo appuntamento di Piloti in quarantena, Roberto Lacorte ci dà il suo parere sul futuro del motorsport e cosa dovrà affrontare.
Piloti in quarantena, Roberto Lacorte: “Mi alleno con mio figlio, in palestra e al simulatore” [INTERVISTA]

In un periodo difficile come quello che stiamo vivendo ora, abbiamo deciso di aprire una momentanea rubrica chiamata “Piloti in quarantena” per dare voce ai piloti. Roberto Lacorte, fondatore e pilota di Cetilar Racing nel FIA World Endurance Championship, è il protagonista di questo primo appuntamento.

Ciao Roberto, innanzitutto: come stai e dove passando la quarantena?

«La sto passando ovviamente come tutti a casa, con la mia famiglia. Devo dire che, tutto sommato, non si sta così male perché per noi piloti, che andiamo sempre in giro, sono momenti che non avremmo apprezzato senza questa costrizione. È chiaro che alla lunga non è semplice, però intanto assaporo le cose importanti che fanno bene dentro».

Come ti stai tenendo in forma come pilota? Qual è la maggiore difficoltà di allenarsi da solo e in casa?

«Mi alleno forse più di prima del lockdown perché, con mio figlio e a giorni alternati, corro in palestra e ora anche al simulatore: ci siamo attrezzati in modo idoneo per allenarci anche lì con delle sfide fino all’ultimo decimo di secondo».

Cetilar Racing è stata fin da subito in prima linea a sostegno della sanità italiana, avendo donato quanto risparmiato dalla trasferta di Sebring. Come è arrivata questa scelta?

Noi siamo stati quelli che, probabilmente perché italiani, abbiamo recepito per primi il problema che stava arrivando. L’emergenza COVID-19 l’abbiamo vissuta prima di tutte le altre nazioni in maniera molto profonda e credo che la stiamo gestendo bene e sicuramente insegneremo a tanti altri come affrontare una cosa del genere. Abbiamo capito le difficoltà e a Sebring non abbiamo corso per ovvi motivi di vicinanza con l’Italia e per senso di responsabilità, quando qui si stava consumando un dramma. Abbiamo colto l’occasione di impegnare i risparmi derivanti dalla mancata gara di Sebring per destinarla all’emergenza COVID-19 e quindi tutto quello che abbiamo risparmiato andrà completamente ai reparti di terapia intensiva per aiutarli in questo momento complicato».

Il FIA WEC ha annunciato le modifiche al calendario di questa stagione, spostando tutto da agosto in poi e introducendo il Bahrain. Quali sono le difficoltà nel riorganizzare il proprio programma e che futuro dobbiamo aspettarci non solo nel Mondiale ma in tutto il panorama sportivo?

«È un futuro abbastanza complesso. Ci sono tanti fattori da determinare, tra cui quelli a breve termine che derivano dall’impossibilità di muoversi. Noi facciamo un campionato di livello globale e credo che i trasporti saranno molto complicati, gli ultimi a tornare a regime. Ci saranno anche quarantene reciproche tra uno stato e l’altro, quindi sarà molto complicato riuscire a spostare i mezzi e gli uomini perché si possano avere luogo le gare. Poi ci sono le questioni di carattere economico: sicuramente questo momento ha dato un bel rallentamento all’economia globale, ha abbassato il potere d’acquisto del mercato e quindi tantissimi budget dovranno essere rivisti. Il motorsport probabilmente sarà toccato perché è uno degli sport con maggior impiego di capitali. Questa sarà una cosa da verificare al rientro e credo che le squadre dovranno fare i conti con questa situazione molto complicata. Non solo i team, ma anche le organizzazioni dovranno tenere conto di una rivisitazione del programma, dei format e dei regolamenti tecnici che riescano a permettere lo svolgimento dei campionati in essere con dei budget più contenuti».

C’è un messaggio positivo in questo momento difficile?

«C’è un grande messaggio: sicuramente è una situazione che c’insegnerà a gestire tante altre difficoltà e tante altre situazioni in futuro. È come una guerra questo effetto economico e sociale e, come tutti i dopoguerra, si ritornerà alla normalità con una gran voglia di rifondare tutto, di rivivere, di ricostruire e sicuramente tutti noi saremo armati di una volontà straordinaria nel riaffrontare la realtà con una forza maggiore. Un’altra cosa importante è questa reclusione forzata: ci fa riscoprire il significato di alcuni valori che prima di questo evento probabilmente molti di noi c’eravamo dimenticati».

Copyright foto: pagina Facebook di Roberto Lacorte

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