Il motorsport bloccato ai tempi del Coronavirus e la prospettiva virtuale

Cosa ne sarà del motorsport dopo il COVID-19

La pandemia del coronavirus ha sconvolto anche il mondo del motorsport, alle prese con stagioni mai partite e rinvii a raffica. Intanto, il sim racing si fa strada come alternativa: il futuro è segnato? Il nostro editoriale
Il motorsport bloccato ai tempi del Coronavirus e la prospettiva virtuale

Tutto è partito da un minuscolo agente patogeno, sviluppatosi in un mercato cinese e diffusosi nel giro di alcuni mesi in ogni angolo del globo, Antartide esclusa: il coronavirus ha girato silenziosamente anche nei nostri confini prima di esplodere in tutta la sua intensità, presentandoci un conto salatissimo da pagare, quasi dovessimo scontare anni di arretrati non saldati di relativo benessere e libertà.

Anche il mondo dello sport è stato scalzato dalla sua torre d’avorio, senza che venisse risparmiata alcuna zona franca. Dalle palestre alle Olimpiadi, il COVID-19 ha messo tutti in riga annullando eventi, spostandoli sine die, rivoluzionando calendari di serie e campionati che chissà quando riprenderanno – o semplicemente partiranno.

La stagione incerta dei rally

Prendiamo il mondo dei rally: mentre in Italia attendevamo con gli occhi sbarrati i bollettini quotidiani della Protezione Civile sui contagi nel nostro Paese, al di là dell’Atlantico si correva il Rally del Messico, uno degli ultimi eventi sportivi a disputarsi regolarmente in piena pandemia (con tanto di spettacolare cerimonia di apertura e pienone del pubblico), nonostante il programma di gara venisse poi tagliato nell’ultima giornata per consentire il ritorno a casa di tutti; solo in seguito si scoprì un caso positivo al coronavirus nello staff del WRC Promoter.

Da quel momento il Mondiale Rally si è fermato, con i successivi tre eventi caduti come tessere di un domino e spostati (o cancellati? Boh) a data da destinarsi. Si riprenderà forse a luglio, al Rally Safari in Africa, ma l’epidemia sta dilagando anche lì, perciò si parla di un ritorno in gara ad agosto, al Rally di Finlandia; nel frattempo la controparte europea del campionato, l’ERC, rinvia i primi due appuntamenti e la partenza della stagione, così come il nostro CIR che progressivamente ha visto annullare per il momento quattro gare di fila, con soltanto il Rally Il Ciocco ad avere una nuova data (a giugno, sperando che la situazione si normalizzi). Per non parlare poi delle altre competizioni nazionali, coppe di zona, monomarca, IRCup, rally vari ed eventuali.

Raffica di annullamenti per il motorsport su pista

Non hanno scherzato nemmeno i campionati su pista, a partire da quelli internazionali e scendendo a cascata su quelli nazionali. La Formula E è stata la prima a dover cancellare un appuntamento del proprio calendario a causa del Coronavirus: l’ePrix di Sanya è stato appunto rinviato a data da destinarsi, seguito poi a distanza da quello attesissimo di Roma. Ecco, proprio l’Italia sembrava essere la prima “malata”, con tutte le serie che hanno preso subito spavento e hanno iniziato ad allontanarci eliminando test (vedasi DTM a Monza), esordi stagionali (GT World Challenge Europe, sempre a Monza) o a guardare male tutti i team del nostro paese.

Se l’Italia ha preso l’iniziativa fin da subito ma lasciando qualche dubbio aperto per via dei campionati programmati tutti a maggio (come il TCR Italy oppure le formule minori come la Regional e la Formula 4), all’estero hanno visto solo il nemico “esterno”, per poi scoprire sulla propria pelle che non è così e, anzi, ci sono stati eventi in pista fino all’ultimo: il GT World Challenge ha effettuato le prove collettive a Le Castellet quando l’Italia era ormai in quarantena, così come la Formula Renault Eurocup in Spagna. Alla fine è arrivato quello che ci si aspettava: diversi rinvii (tra cui proprio il test del DTM, che era stato spostato nella “sicura” Hockenheim”) o sospensioni temporanee (proprio della Formula E). Ci ha provato fino all’ultimo il Regno Unito, ma anche lì si è finalmente – e giustamente – fermato tutto. Pure i grandi eventi come la 24 Ore di Le Mans e la 500 Miglia di Indianapolis sono state spostate a fine estate, cosa che non era mai successo per entrambe che tradizionalmente si tengono rispettivamente a giugno e a maggio (tranne nel 1968 per la maratona francese).

A proposito di Indy 500: non hanno scherzato nemmeno negli Stati Uniti d’America, con la IndyCar e la NASCAR che stavano procedendo senza troppi problemi: le monoposto americane erano in procinto di aprire la stagione a St. Petersburg e, dopo aver pure deciso di correre a porte chiuse, si è capito che (forse) non valeva la pena e hanno subito chiuso baracca e burattini; per l’altro grande campionato d’Oltreoceano è arrivato allo stesso tempo uno stop, annullando quindi la tappa di Atlanta. Il Giappone, in piena emergenza, e l’Argentina hanno solcato i circuiti fino a qualche giorno fa rispettivamente con la Super Formula e il Turismo Nacional, ma possiamo dire che tutto è stato bloccato. Bene, ma ora che succederà?

Quale futuro per il motorsport dopo l’emergenza coronavirus?

Il punto è che non sappiamo né quando arriverà un dopo, né come sarà. Questo vale per tutti gli aspetti della nostra vita, ed ovviamente anche per il motorsport. Impossibile sapere quando si potrà tornare alla piena normalità, figuriamoci se e come potremmo assistere una gara in pista o sulle strade, mentre organizzatori e federazioni sudano freddo pensando a come recuperare gli eventi e organizzare quel che resta della stagione: probabilmente saranno inevitabili dei sacrifici, non tutte le gare potranno essere ripristinate, neppure se si allungasse il brodo della stagione sino a dicembre.

Quello su cui ci ha fatto pensare molto questa sospensione forzata è l’importanza dei videogiochi e del panorama della simulazione, troppo spesso bistrattato ma mai così centrale come oggi. Di colpo, sono nati diversi campionati o eventi che hanno coinvolto i migliori sim-driver del pianeta contro piloti reali: dalla Formula 1 con Max Verstappen e Lando Norris fino ad arrivare ai piloti del FIA WTCR, tutti hanno deciso di tenersi allenati con il proprio simulatore di casa, mentre si sfidano ad armi pari con ragazzi che hanno costruito la vita su di essi. Non è un caso che, negli ultimi anni, siano nati campionati licenziati ufficialmente – la NASCAR è attiva da ormai più di dieci anni – o che hanno un ricco montepremi in palio (ne parlavamo proprio con Alessio Pusceddu in un intervista): hanno un ruolo fondamentale per la crescita personale e per l’allenamento, e lo stesso ufficiale BMW Philipp Eng ha spiegato la sua importanza.

Il sim racing come alternativa alle corse reali

È questo il futuro del motorsport? Simulatori sempre più sofisticati tanto dal diventare una valida alternativa all’allenamento in pista o su strada, sino a soppiantare addirittura le gare? Uno scenario quasi distopico, oppure una nuova opportunità a seconda del punto di vista che sia apocalittico oppure integrato. Se è vero che qualche anno fa persino il CIO aprì ad un eventuale ingresso degli eSports nei Giochi Olimpici (brivido, terrore, raccapriccio), allora perché i simulatori, che tanto videogiochi non sono, non possono avere una loro dignità? Ricordiamoci che nella prima edizione dei FIA Motorsport Games, sorta di Olimpiade dei motori, tra le discipline c’era pure il sim racing, che può vantare anche dei campionati ad hoc. O tempora, o mores.

Il coronavirus sta rivoluzionando il nostro mondo: spesso ci ripetono – inquietandoci – che nulla sarà più come prima, quindi probabilmente il virtuale potrebbe insidiare la galassia di un motorsport che negli ultimi tempi ha riflettuto sulla propria sostenibilità, sia ambientale che economica. Non sappiamo quando tornerà la normalità, se e come: ma forse una strada è già tracciata. Esaltante o spaventosa, lo vedremo solo nel corso del tempo.

Luca Basso – Luca Santoro

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