WRC | Il Rally Messico ai tempi del coronavirus ed il caso di Motorsport Italia

I team e le preoccupazioni sul coronavirus

Il Rally Messico sta per partire, ma se nel Paese il coronavirus non è al momento così diffuso, un team in gara fa i conti con il difficile rientro in Italia
WRC | Il Rally Messico ai tempi del coronavirus ed il caso di Motorsport Italia

Questo giovedì partirà ufficialmente il Rally del Messico (qui tutti i dettagli del programma) terzo appuntamento del WRC e, incidentalmente, uno dei pochi eventi internazionali a non essere stato cancellato, rinviato o modificato pesantemente per l’emergenza coronavirus.

Mentre noi in Italia stiamo attualmente pagando un prezzo salatissimo per questa epidemia (ci ritorneremo), nel Paese centroamericano dove si svolgerà la prima gara su sterrato del Mondiale 2020 il COVID-19 non ha attecchito più di tanto: a fine febbraio i primi tre casi, tutti derivati dall’Italia. I team in gara nel Rally del Messico (il cui comitato organizzatore ha comunque recepito una serie di norme e limitazioni per impedire ogni rischio di contagio, diramate dal ministero della salute dello Stato di Guanajuato dove si svolge il round) non hanno dato sfoggio di grandi preoccupazioni, come spiega un articolo del sito DirtFish in cui sono stati interpellati i dirigenti più importanti delle squadre in gara per il WRC.

Il WRC lontano dai centri di diffusione del coronavirus

Kaj Lindström, direttore sportivo di Toyota Gazoo Racing, plaude alla coincidenza del Mondiale che affronterà per ora i prossimi round nel continente americano (dopo il Messico sarà la volta dell’Argentina): da qui al Rally di Portogallo, a fine maggio, si spera che il coronavirus si sia indebolito o abbia alleggerito il suo peso nell’Europa. «Siamo abbastanza fortunati che i prossimi due round si svolgano in aree abbastanza libere dal virus. Sarebbe stato diverso se fossimo venuti in Europa per il prossimo appuntamento», ha sottolineato Lindström.

«Ci stiamo sensibilizzando e concentrando, come dovrebbe essere, sul rispetto delle norme di igiene – ha commentato da par suo Richard Millener, team principal di M-Sport – ma in fin dei conti non andremmo da qualche parte che richiede un qualunque grado di quarantena. Non ci sono stati avvisi contro il viaggio in Messico e non c’è bisogno di autoisolamento quando torneremo a casa».

Adamo (Hyundai) e lo stigma del coronavirus per un italiano

Ma a suscitare maggiori attenzioni è l’unico massimo dirigente italiano dei team impegnati nel WRC, il piemontese Andrea Adamo di Hyundai Motorsport, che però risiede dalle parti di Alzenau, in Germania, dove ha sede il team (anche se, ad onore del vero, nel Paese tedesco i contagi sono in aumento anche lì). L’ingegnere ritiene che bisogna avere paura più del panico che dello stesso virus (abbiamo visto però come questo concetto dalle nostre parti ci abbia portato a sottovalutare un problema che rischia ora di essere ingestibile): «Il panico è la cosa peggiore che sto vedendo diffondersi in questo momento, peggio del virus».

Adamo ha poi spiegato: «Non ci sono restrizioni di viaggio per noi, finché il Paese che visitiamo non limita l’accesso alla nostra gente. Il problema è quando hanno paura delle persone che viaggiano dall’estero e iniziano a fermare italiani o altri. Guardano il passaporto e vedono che sono italiano, ma l’ultima volta che sono stato in Italia è stato il fine settimana dopo Monte Carlo e se fossi stato colpito [dal virus] lo avrei già superato. Guardano il passaporto e ti fermano. Anche se esibissi il mio documento per dire che vivo in Germania e risiedo lì, non so se la gente se ne curerebbe più di tanto».

Motorsport Italia ed il difficile rientro in Italia

Dei connazionali di Adamo però qualche preoccupazione ce l’hanno, visto che dopo il Messico dovranno rientrare in Italia, nel frattempo dichiarata zona rossa dal nostro Governo. Parliamo del team comasco Motorsport Italia, in gara nel WRC3 con il brasiliano Paulo Nobre. Bruno De Pianto, a capo della squadra, ha spiegato sempre a DirtFish che non sarà facile il ritorno a casa: «Qui in Messico, abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno, o meglio, il 95% di ciò di cui necessitiamo. Avevamo spedito tutto a gennaio. Ci sono ancora alcune persone che sarebbero dovute arrivare mercoledì, ma non credo che possano venire ora. Per raggiungere il Messico, ho dovuto cambiare tre volte i voli dei ragazzi per assicurarci di poter arrivare qui. Per il rientro a casa, hanno già cancellato i nostri voli di ritorno. Non so come torneremo in Italia», ha ammesso De Pianto.

Non è facile gareggiare con questa incognita, e con il pensiero di come stanno andando (non proprio benissimo) le cose in Italia. «La situazione è assurda nel nostro Paese, e cambia ogni giorno. La mente corre tra la gara qui e casa. Qui, come ho detto, abbiamo ciò di cui abbiamo bisogno e sono rilassato per questo – è sempre bello essere in Messico e l’accoglienza della gente è sempre fantastica. Ma a casa, non lo so», ha concluso De Pianto.

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