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CIR 2019, la parola ai giurati (e si salvi il Campionato Italiano Rally dal caos)

Il punto sulle polemiche sul CIR 2019

Dopo una settimana di sospetti e controversie, è giunto il momento di far lavorare chi di dovere per accertare eventuali irregolarità e ristabilire l'ordine nel Campionato Italiano Rally: l'editoriale
CIR 2019, la parola ai giurati (e si salvi il Campionato Italiano Rally dal caos)

L’anno uno dell’era post Andreucci, macinatore quasi esclusivo di titoli nazionali, si è rivelata per il Campionato Italiano Rally all’insegna dello spettacolo e dell’incertezza: peccato che questo aspetto positivo sia stato controbilanciato da veleni e sospetti esplosi nell’ultima gara stagionale.

Il caos dopo il Tuscan Rewind

Al Tuscan Rewind è infatti successo di tutto: forature inspiegabili, beffe, presunti sabotaggi, accuse velate, presunti tentati omicidi (sic!) e titoli sfumati all’ultimo. La storia, che coinvolge in primo luogo le sospette forature che hanno coinvolto gli avversari nella lotta al titolo del campione 2019 Giandomenico Basso, l’abbiamo conosciuta in questi giorni, sentendo anche diverse campane: da Simone Campedelli, tra i più colpiti da questi presunti sabotaggi, a Luca Rossetti, vicinissimo allo scudetto che invece ha poi perso per una – tocca essere ripetitivi – foratura che ha compromesso anche il titolo costruttori al suo team ufficiale, Citroen.

Lo spettacolo garantito dall’avere quattro piloti in gara per il trionfo finale sino all’ultimo metro dell’ultimo appuntamento è andato a farsi benedire, lasciando sul campo vinti e vincitori a metà, come il povero Basso finito in un tritacarne (pure di veleni gratuiti) di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Si è azionata la macchina del fango sui social tra le opposte fazioni, guelfi e ghibellini dei nostri rally se la danno di santa ragione fomentati dalle opinioni di piloti e team manager da divano. La cosa non ci riguarda, che si scannino: a noi, come alla larga parte dei tifosi ed appassionati, interessa una sola cosa, ovvero chiarezza e, se verranno accertate colpe, giustizia. Per questo motivo attendiamo i riscontri dall’inchiesta aperta dalla Federazione (giusto ieri lo stesso Campedelli è stato sentito dai vertici della Commissione di ACI Sport, mostrando le prove in suo possesso – le gomme forate e le immagini della camera car – in un incontro da lui definito «positivo») e con spirito garantista ci rimettiamo agli esiti finali.

CIR 2019 da riscrivere?

Il punto è che la stagione 2019 si ritrova con la spada di Damocle di un finale da riscrivere (è successa una cosa più o meno simile nel 2012, protagonista Umberto Scandola al Rally San Martino Di Castrozza), e chissà quanto tempo ci vorrà per sentenziare un epilogo. Epilogo che potrebbe aumentare la pressione delle maldicenze, generare ricorsi, trascinarsi tra una ripicca e l’altra, e ci auguriamo non sia così. Tra le ipotesi, l’annullamento del Tuscan Rewind e dei suoi risultati, che consegnerebbe comunque la vittoria a Basso e sostanzialmente vedrebbe invariato il resto dei trionfi, con il titolo costruttori a Ford e quello nelle Due Ruote Motrici a Peugeot.

Intanto il polverone si sta depositando sul terreno lasciando intravedere le macerie, se ci passate la metafora, di una credibilità che il nostro massimo campionato deve assolutamente ripristinare. Perché già i nostri rally sono ancora considerati una nicchia sportiva, per quanti passi avanti si siano fatti, ed assistere persino al fuggi fuggi di costruttori o di chi ha comunque investito in questo mondo (come minaccia Orange1 Racing, che deriva da una holding di livello europeo, ma se Citroen che è entrata proprio quest’anno nel giro del CIR venisse ritirata dal Gruppo PSA e Ford Racing punta a presentare anch’essa un esposto, cosa ci rimane nel Tricolore?) è piuttosto avvilente.

Come uscirne? Saperlo. Armando Donazzan, il presidente di Orange1 Racing che a quanto pare è stato il più colpito in questa intricata storia, oltre ad agitare lo spettro delle scommesse dietro alle loro forature sospette (e sarebbe un punto di non ritorno per il nostro campionato), ha lanciato le sue proposte in una intervista che ci ha concesso, e che andrebbero prese in considerazione.

ACI Sport, in ogni caso, si ritrova a gestire una patata bollente che certo non poteva prevedere, in un clima che a momenti riecheggia il controverso campionato 1986, quello del duello tra Zanussi e Cerrato, le famigerate minigonne e persino i chiodi che forarono le gomme delle Peugeot. Curiosamente, quello fu l’anno del crocevia tra le sin troppo prestanti Gruppo B e le successive meno potenti del Gruppo A, e pure in questa stagione il mondo dei rally sta vivendo una fase di transizione con il WRC che perde pezzi pregiati ed un futuro che sa sempre più di ibrido. Ma questa è una divagazione.

Quale futuro per il CIR?

Anche il CIR è ad un crocevia: pur presentando quest’anno una competizione equilibrata e combattuta sino alla fine, garantendo così spettacolo su strada ed anche il ritorno di una tappa inserita nel Mondiale quale è il Rally Italia Sardegna, si ritrova a fine stagione con il rischio di un depauperamento del campionato: dopo l’addio di Skoda ad inizio stagione (per motivi che non riguardano quanto è avvenuto quest’anno, sia detto), Citroen e M-Sport potrebbero considerare l’ipotesi di non investire più nel CIR se non ci fossero cambi di rotta, ed anche i fornitori di pneumatici (pensiamo a Pirelli o Michelin) potrebbero valutare se valga la pena continuare a spendersi per il Tricolore, stando così le cose.

Sta di fatto che il massimo campionato italiano rally, pur essendo riuscito a mettersi alle spalle controversie recenti come la piaga delle ricognizioni abusive (quest’anno fortunatamente ce la siamo scampata, anche grazie all’intervento della Federazione) è ormai un campo di Agramante dove volano stracci e sospetti. Una situazione che farebbe precipitare il CIR in un ridimensionamento nella qualità di chi vi partecipa dopo gli investimenti delle grandi case negli ultimi anni, da Skoda all’universo del Gruppo PSA. A quel punto, meglio sospendere un anno, per poi ripartire con il giusto slancio e con un clima bonificato da sospetti e malignità. Ma forse questa è una extrema ratio, una provocazione: non resta perciò che attendere i risultati dell’inchiesta, sperando arrivino in tempi brevi e si salvi il campionato nazionale dall’implosione. Noi, sino a quando non ci saranno novità di rilievo, preferiamo per ora chiudere questa settimana di polemiche.

Crediti Immagine di Copertina: ACI Sport

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