L’autunno caldo del mercato WRC, tra l’addio di Citroen ed il caso Ogier

Riflessioni sugli ultimi fatti del WRC

Gli ultimi avvenimenti del mercato e non solo hanno scombussolato il WRC. L'addio di Citroen ha scoperchiato un vaso di Pandora dove Ogier e le sue decisioni hanno tenuto banco
L’autunno caldo del mercato WRC, tra l’addio di Citroen ed il caso Ogier

Fu così che l’era di Citroen nel WRC si chiuse, chissà per quanto tempo (non poco, molto probabilmente). Beffarda ironia della sorte: quello che doveva essere il pilota della rinascita del team di Satory nel campionato mondiale rally, si è rivelato poi la causa della conclusione del programma della squadra che l’ha rivoluto tra le sue fila.

I rimpianti di Lappi e Budar

E pensare che sia Esapekka Lappi, l’altro pilota del fu Citroen Total WRT, che l’ormai ex team principal Pierre Budar abbiano concordato sul fatto che la C3 WRC avesse fatto dei passi avanti a livello prestazionale grazie alla nuova aerodinamica, le migliorie a livello di motore, di trasmissione e quindi di differenziali: lo stesso finnico aveva giovato di questi ultimi progressi con la vettura, più stabile e con maggior grip. Chissà cosa avrebbe riservato la Citroen C3 WRC nella stagione 2020, e se sarebbe riuscita a migliorare le performance soprattutto su asfalto, punto debole dell’auto come dimostrato in particolar modo al Rally di Germania di quest’anno (negli anni scorsi invece faticava su sterrato, per poi progredire in questo aspetti sotto la guida di Budar che sostituì a sua volta il precedente team principal Yves Matton nel 2018).

Così, mentre Lappi dall’oggi al domani si è ritrovato appiedato (questa estate aveva ricevuto la conferma definitiva per un altro anno in Citroen. Ora pare ci sia un canale aperto con M-Sport), Ogier probabilmente dalla tappa teutonica del WRC 2019 ha iniziato a rimuginare, pensando a chi glielo avesse fatto fare di tornare nel team che lo aveva lanciato nel mondo del WRC nel 2009. Certo, c’era l’ambizione di diventare il secondo pilota nella storia del Mondiale, dopo Juha Kankkunen, a vincere il titolo iridato con tre squadre diverse, uno dei motivi ad averlo spinto a chiudere con M-Sport dopo l’ennesimo trionfo nel WRC e prima ancora i fasti dell’era Volkswagen.

Le ambizioni di Ogier

L’ambizione appunto, quella che motivato Ogier a firmare per Toyota e darsi un’ultima chance, prima di ritirarsi dopo il 2020, di centrare quell’obiettivo che lo inserirà nell’albo delle leggende di questo sport. Sei titoli mondiali non bastano al francese che spinge sempre più in alto l’asticella delle sue aspettative, sia quelle che riguardano le vetture messe a sua disposizione che quelle relative alla sua carriera. D’altronde, i fuoriclasse che non si accontentano della storia ma vogliono la leggenda sono un po’ egoisti, tanto da accantonare i rapporti che si creano con una squadra in nome del proprio tornaconto.

Non c’è un giudizio di valore in queste parole, non vogliamo biasimare Ogier per il suo modus operandi; d’altronde nel WRC puoi essere un gregario a disposizione del team oppure una testa di serie in corsa per il titolo piloti, ed il francese di Gap appartiene a quest’ultima categoria. Ed è uno che non si mette certo i guanti quando intravede qualcosa che, per il suo metro di giudizio, non va bene: pensiamo alla recente polemica che ha innescato con Hyundai Motorsport al Rally di Portogallo, relativa agli ordini di scuderia di quest’ultima. Nelle pretestuosità di alcune sue sparate, Ogier comunque mette un po’ di pepe nell’ambiente un po’ alla volemose bene del WRC. “Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare”, diceva il pirata Samuel Bellamy. Chissà se l’ormai pilota Toyota conosce questa citazione.

L’abnegazione di Neuville per la squadra

La vicenda di Ogier si incrocia con quella di un rivale che ha militato anche lui in Citroen e forse avrebbe potuto ritornarci: parliamo di Thierry Neuville, che a differenza del francese si dimostra forse più uomo squadra. Diamante grezzo incastonato in Hyundai Motorsport dal 2014, il belga si è legato ulteriormente alla scuderia di Alzenau firmando l’anno scorso il rinnovo sino al 2021. Tuttavia non poteva immaginare che lui, uomo simbolo della sua squadra, designato per conquistare quel titolo mondiale tra i piloti mancato di poco negli ultimi quattro anni, si sarebbe ritrovato a dover condividere il campionato con Ott Tanak, il talento ormai esploso del WRC, fresco campione del mondo capace di interrompere il dominio transalpino che si sono passati di mano Sébastien Loeb ed Ogier.

Eppure non risulta che Neuville abbia mosso qualche obiezione temendo la difficile convivenza che potrebbe trasformarsi in una esplosiva concorrenza per conquistare il titolo. Budar però in questi giorni di liberi tutti in Citroen ha potuto svelare, a sorpresa, che il suo team aveva aperto i contatti con il belga sapendo che Ogier avrebbe cambiato casacca. L’affare poi saltò, visto che si sarebbe parlato di un ingaggio di un solo anno, ma sarebbe stato suggestivo assistere ad un WRC 2020 con un totale rimescolamento delle carte e i tre piloti in lotta per il titolo (Tanak, Neuville, Ogier) scambiarsi ognuno il proprio posto: l’estone in Hyundai, il belga in Citroen e il francese in Toyota.

Poi la casa del double chevron ha deciso di mettere un punto al programma nel mondiale rally e Neuville è rimasto lì, leale a Hyundai, disposto ancora una volta a mettere da parte le ambizioni personali e dare man forte alla squadra, probabilmente conscio che uno come Tanak vorrà assolutamente prendersi i suoi spazi in questa inedita formazione a due punte. Intanto Ogier va dritto per la sua strada, menando fendenti contro il suo ex team e declinando a suo modo l’essere rallista.

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