CI Cross Country, cancellato anche il Baja Terre di Gallura. Codecà: “Si rasenta il ridicolo” [INTERVISTA]

Lorenzo Codecà sul Campionato Cross Country decimato

Il Campionato Italiano Cross Country perde la sua quarta gara di quest'anno, restando con soli due eventi disputati. Lorenzo Codecà, teoricamente campione 2019, ci commenta la situazione che si è creata
CI Cross Country, cancellato anche il Baja Terre di Gallura. Codecà: “Si rasenta il ridicolo” [INTERVISTA]

Il Campionato Italiano Cross Country 2019 non s’ha da fare, o almeno non tutto. La stagione travagliata del Tricolore dei fuoristrada perde un altro appuntamento, il Baja Terre di Gallura, e termina prematuramente la propria annata di gare.

Salta il Baja Terre di Gallura, Tricolore Cross Country decimato

Sembra assurdo ma dopo un rinvio che sa di cancellazione del secondo appuntamento stagionale, il Nebrodi Baja, l’annullamento del Nido dell’Aquila per quanto riguarda la gara Cross Country (il Rally Terra invece si disputerà regolarmente, ma questa è un’altra storia) e la resa dell’Italian Baja d’Autunno, salta anche quello che sarebbe dovuto essere l’ultimo e decisivo appuntamento di stagione in quel della Sardegna. La macchina organizzativa era in pieno fermento dallo scorso luglio, il percorso di – pare – 200 km nella macchia mediterranea dell’isola, nella zona di Alà dei Sardi, praticamente pronto: insomma, rispetto a quanto avvenuto in Umbria e in Friuli Venezia Giulia, non ci sono stati intoppi burocratici o problemi nell’organizzazione dell’evento. A far saltare il tutto un numero di adesioni ritenuto non congruo per mettere in piedi la gara.

Una decisione sofferta e difficile da parte della Rassinabyracing, che si occupa di realizzare l’evento gallurese ed altri nell’isola, come il Rally del Vermentino. Così il prossimo 15 – 17 novembre il Campionato Italiano Cross Country non avrà il suo gran finale, restando praticamente sospeso e con il rischio dell’assegnazione dei titoli a tavolino. Infatti, è altamente probabile che ci si baserà sulla gare effettivamente svolte quest’anno (solo due, ovvero l’Italian Baja di Primavera e l’Italian Baja di giugno valido anche per la Coppa del Mondo FIA) per determinare i campioni tra i team e i piloti.

In quest’ultimo caso, la classifica assoluta ci dice che Lorenzo Codecà, che ha corso quest’anno con la Suzuki Grand Vitara 3.6 V6 T1, assieme a Mauro Toffoli, è in testa con 180 punti, 46 in più rispetto ad Alfio Bordonaro, sulla Grand Vitara 1.9 DDiS T2 e a sua volta nella vetta del Gruppo T2. Logica vuole che i campioni 2019 diventino loro, mentre Suzuki otterrebbe il successo stagionale tra i costruttori.

«In 34 anni di carriera non ho mai visto una cosa del genere», è il primo commento di Codecà, che abbiamo sentito telefonicamente proprio stamattina per sentire il suo punto di vista (e che ringraziamo per la disponibilità).

Codecà e il caso del Nido dell’Aquila

Come si è venuta a creare una situazione del genere?

«Il mio pensiero conta poco, però non capisco perché tutte queste problematiche nell’organizzare le gare. Vero, ci sono i costi pazzeschi (che tanti, secondo me, si potrebbero anche evitare) che gli organizzatori si trovano ad affrontare. Prendi il Monte Pennino [che avrebbe ospitato in Umbria la gara di Cross Country in occasione del Nido dell’Aquila, ndr], che non ci sarà né per noi né per le cronoscalate: ma io dico, ma se la gara già c’è, e quindi abbiamo i cronometristi, le ambulanze e tutto il resto pronto per il Campionato Italiano Rally Terra, cosa costava allora inserire anche il Cross Country e la cronoscalata come previsto inizialmente?

Invece hanno tolto entrambi, con il Cross Country che avrà fatto pure pochi iscritti, ma per la cronoscalata ci saranno state almeno venti-trenta vetture. Però la gara c’è, il Rally Terra esiste e verrà organizzato regolarmente la settimana prossima. Ripeto, non capisco il motivo per cui hanno cancellato le altre due specialità. Se non c’è la gara come al Baja Terra di Gallura, basta, non c’è per nessuno. Ma in questo caso, farla per il Campionato Terra e non per noi, pur essendoci gli stessi percorsi…».

Permettimi, ma in Italia organizzare un evento sportivo, specialmente di nicchia come può essere il Campionato Italiano Cross Country, è una corsa ad ostacoli tra burocrazia, difficoltà logistiche ed economiche (oltre ovviamente alle questioni legate alla sicurezza, ma queste ultime sono sacrosante e fondamentali perciò ben vengano). La cronoscalata al Monte Pennino, per dire, era fissata per domenica per logici motivi organizzativi, e il Tricolore Terra terminava sabato: quindi un giorno in più in cui bisogna dispiegare i mezzi organizzativi, occupare i percorsi e così via…

«Ma potevano chiudere con la giornata di sabato anche per noi. Secondo me tante cose si potrebbero risolvere senza dei grossissimi sforzi, perché fare un Campionato con validità di tre gare (l’Italian Baja vale doppio) ma sostanzialmente con soli due appuntamenti è una cosa che rasenta il ridicolo».

«Io poi non conosco le questioni della Federazione, perciò non voglio fare come tanti che dicono “tagliamo qui, tagliamo là”, inoltre non ho mai organizzato una gara, quindi la realtà dei problemi organizzativi non la conosco. Comunque è vero che in Italia ci sono mille problemi, tra parchi protetti, strade non percorribili… guarda anche l’Italian Baja: Mauro Tavella [team principal del Fuoristrada Club 4×4 Pordenone, organizzatore dell’evento, ndr] ha sempre un milione di problemi per far disputare la gara, che è valida anche per la Coppa del Mondo e quindi dovrebbe essere più agevolato nel mettere in piedi l’evento».

Codecà: “La Federazione dovrebbe venire incontro agli organizzatori”

Per esperienza personale, ti posso comunque assicurare che organizzare una competizione sportiva, anche di livello locale, è una strada sempre in salita: a volte basta anche un cavillo per far saltare tutto. Ma in generale, secondo te in Italia manca proprio la cultura dell’evento sportivo?

«Come hai detto tu, il Tricolore Cross Country è di nicchia, quello non si discute. Però a mio avviso la Federazione dovrebbe aiutare gli organizzatori a semplificare le cose, a renderle meno costose. Qui invece a quanto pare si tende a fare il contrario e a complicare le cose. Tanti personaggi che sono presenti nelle gare, secondo me, molte volte non dovrebbero esserci, come i doppi direttori di gara: inutile mettere duecento persone che stanno lì solo a presenziare, perché sono tutti costi a carico dell’organizzatore tra logistica, vitto, alloggio, la trasferta… tutto sulle spalle loro. Poi è logico che il costo di una gara sia alto: si parla di un 30 mila euro per realizzarla, che non sono mica bruscolini. Bisogna favorire il lavoro degli organizzatori, ed invece così li ammazzano».

Tu avevi dato l’adesione al Baja Terre di Gallura, assieme ovviamente al team?

«Certo».

Secondo te perché ci sono state così poche iscrizioni all’evento?

«Qui c’è un gioco per cui tutti remano contro le gare in Italia perché sono troppo costose. Effettivamente, noi paghiamo tantissimo, anche rispetto ai rally, e non vedo perché tutti questi costi che abbiamo in confronto a chi corre nel rally terra. La nostra è una specialità stupenda: i percorsi restano segreti sino alla fine, la guida deve essere istintiva, ed è la cosa più affascinante del nostro sport. Nei rally tutto bellissimo lo stesso, per carità, però prima fanno le ricognizioni e affrontano il percorso in maniera diversa da come lo interpretiamo noi, logicamente».

Codecà: “Vincere il titolo così lascia il tempo che trova”

Essendo tu in testa, dovrebbe esserti assegnato il titolo a tavolino…

«Sì, sarà un titolo misero, ma non posso farci niente. Non è bello vincere un titolo disputando due gare. Certo, c’è di buono che quest’anno ho fatto un ottimo piazzamento all’Italian Baja, ovvero quinto nella gara valida per la Coppa del Mondo oltre ad essere il primo tra gli italiani: tanta roba visto che ottenuto il piazzamento internazionale con una vettura da campionato Tricolore.

Vincere però un titolo così, onestamente, lascia il tempo che trova. Non è sicuramente conquistato sui campi di gara, dovevamo almeno fare il Pennino e la Sardegna, che l’anno scorso è stato un evento davvero bellissimo. Belle prove speciali, bei posti, si mangia bene… sì, è un vero peccato non correre al Baja Terre di Gallura. Avrò vinto le gare quest’anno, ma non è proprio il massimo vincere il campionato in questo modo».

Possiamo quindi dire che, nella tua lunga carriera ricca di successi, il nono titolo nazionale nel Cross Country è quello più deludente?

«Sì, pur avendo vinto le gare in cui ho corso. Ma alla fine dici a te stesso: “ho conquistato una gara secca, non l’Italiano”. Penso che a nessuno piaccia vincere un titolo senza combattere in una stagione intera, prova speciale dopo prova speciale».

Ultima domanda: stando così la situazione, continuerete anche il prossimo anno nel Campionato Italiano Cross Country?

«Io sicuramente ci sono, perché questa disciplina è la mia passione da sempre, e da parte mia la presenza è al 100%. Anche Suzuki aveva confermato il proprio impegno nel 2020, a patto che ci siano organizzatori che facciano le gare. Ma saprò di più nei prossimi giorni. Io, dal canto mio, correrei anche con un triciclo: se ci sono le gare, ci sono anche io».

Queste le parole di Lorenzo Codecà. Ovviamente la nostra redazione Motorsport resta a completa disposizione di ACI Sport e degli organizzatori del Nido dell’Aquila, PRS Group, e del Baja Terre di Gallura, Rassinabyracing, e di chiunque desideri voler ribattere o aggiungere qualunque cosa.

Crediti Immagine di Copertina: ACI Sport

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