Formula E, a che punto siamo con la Gen 2.0?

Formula E, a che punto siamo con la Gen 2.0?

È innegabile che dalla sua nascita, avvenuta nel 2014 con la presentazione del primo Campionato, la Formula E stia risultando al contempo qualcosa di innovativo e di antitetico. Non sembra nemmeno tanto un caso che nel medesimo anno la Formula Uno abbia introdotto, per la prima volta nella sua storia, le cosiddette power-unit formate da un motore endotermico e da uno elettrico. La storia di queste due serie è probabilmente solo agli inizi di quella che potrebbe divenire una disputa su quale sia la migliore, ovviamente una volta determinati i giusti termini di paragone. 

La quinta stagione è vivacemente in corso ed al momento su otto E-Prix disputati – si veda bene dal non definirli Grand Prix – si sono registrati otto diversi vincitori. Solo questo dato dovrebbe far riflettere sull’imprevedibilità delle situazioni che possono verificarsi in una sola giornata. Questo perché la Formula E riesce a svolgere le fasi di qualifica e di gara nell’arco di poche ore, ed il giorno designato è il Sabato. La Domenica viene lasciata al Signore, dunque. 

I percorsi inoltre sono cittadini e la macchina promozionale mossa da quel genio di Alejandro Agag è riuscita a far partecipare città che o non si sono mai sentite nei calendari del Motorsport (vedasi Sanya, in Cina) o rinomate per essere più vicine a poter ospitare un appuntamento di motocross per lo stato dell’asfalto generale (non me ne voglia Roma, ma ormai non è più un luogo comune).

I piloti coinvolti sono poi di alto livello, provenendo direttamente dalla Formula Uno (vedasi Massa, Vergne, Vandoorne ecc.) per non parlare dei Team, che dalla stagione 2019/20 vedranno l’ingresso di Mercedes e Porsche per completare un palmares che ha ben poco da invidiare. A tal proposito, come sempre i nostri costruttori sembrano poco interessanti, a meno che il famoso prototipo Maserati di cui si sente parlare da almeno due anni non sia pronto a smentire il tutto. Ma meglio non farsi illusioni. 

Non tutto quello che elettrizza però è oro. Basti pensare alla polemica nata proprio durante il weekend di Roma per l’uso di generatori a glicerina per produrre la corrente necessaria a ricaricare le monoposto ed il paddock. Generatori che, per diritto di informazione, sfruttano un sistema di combustione a glicerina vegetale, ossia recuperata dai biodiesel e con un impatto minimo in termini di emissioni di NOx e PM. Vi erano altresì dei generatori diesel, ma per uso esclusivo in casi d’emergenza. Che non si sono verificati. 

Quello che manca dunque è una corretta informazione verso il pubblico potenziale. Perché vedere correre delle auto che non emettono rumore su un piccolo circuito cittadino? E perché in seguito tenersi aggiornati sul Mondo della Formula E tramite appositi siti o iscriversi ai canali social come Facebook, Twitter e Instagram?

La verità è che la Formula E non ha ancora capito appieno il proprio potenziale, ed in tal modo non riesce ad esprimerlo verso un pubblico che è sempre più aperto alle innovazioni dell’elettrico nel campo delle automobili. Come la Formula Uno è stata seguita sin da subito perché nei piloti e nei team lo spettatore riconosceva qualcosa di eroico, audace ed innovativo, la serie completamente elettrica dovrebbe esaltare ciò che è: sfide in pista (speriamo presto anche su circuiti celebri), fedeltà verso il pubblico e la ricerca di una non-esasperazione di regolamenti (leggasi: semplicità).

Ed infine: la Formula Uno verrà soppiantata dalla Formula E? Difficile dirlo se si cerca di scrutare l’orizzonte. Ma di sicuro non è questo il giorno

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