Francesco Cozzula, navigatore ipovedente: “Chiedo alla Federazione di farmi tornare alle gare, la disabilità non è un ostacolo” [INTERVISTA]

Intervista a Francesco Cozzula, navigatore ipovedente

Abbiamo intervistato il navigatore ipovedente Francesco Cozzula, che da due anni lotta per riottenere la licenza e ritornare così a gareggiare nei rally, come avvenuto per undici anni
Francesco Cozzula, navigatore ipovedente: “Chiedo alla Federazione di farmi tornare alle gare, la disabilità non è un ostacolo”  [INTERVISTA]

È possibile immaginare che Francesco Cozzula preferisca che nell’intervista che segue e negli articoli, che si stanno diffondendo negli ultimi tempi soprattutto nella stampa specializzata, si parli delle sue imprese sportive da navigatore rally, e non della situazione kafkiana che lo riguarda. Ma procediamo con ordine in questa storia che merita di essere conosciuta.

Quarant’anni questa settimana, originario di Osilo in Sardegna, Francesco Cozzula ha dettato le note per undici anni in competizioni come il Rally Italia Sardegna o il Rally di Catalogna, oltre ad aver disputato campionati nazionali, la Coppa ACI, il Raceday Ronde Terra e via dicendo, raccogliendo anche soddisfazioni personali come la vittoria al Costa Smeralda Vintage del 2014, a bordo della Alfa Romeo Alfetta GTV6 con Bruno Bentivogli. In totale 69 gare di una carriera che si è interrotta nel 2016, per una questione abbastanza delicata: se fino a qui abbiamo tratteggiato l’ordinario percorso di un copilota rally, bisogna specificare il fatto che Francesco Cozzula è ipovedente.

Ora, fin qui nulla di eclatante, perché ringraziando il cielo essere portatori di una disabilità non significa rappresentare una umanità di serie B, cosa che finalmente sta diventando sempre più di dominio pubblico. Fatta questa debita premessa, passiamo al caso del copilota sardo: nel 2017 l’ACI Sport non rinnova la licenza navigatore rally h a Cozzula, giacché serve la patente di guida, come stabiliscono le nuove regole. Documento che il sardo non possedeva nella sua attività dal 2005 al 2016: da qui parte la battaglia per riottenere la licenza, con il navigatore che ha si è rivolto a diverse autorità oltre alla Federazione, sino ad arrivare al Quirinale. La situazione però persiste in una fase di stallo ed ancora non si intravede una soluzione a questo nodo gordiano.

Abbiamo perciò interpellato lo stesso Cozzula, che recentemente ha minacciato addirittura di ricorrere allo sciopero della fame. Come redazione di Motorionline vogliamo dare voce al navigatore e far conoscere a quanti ancora non ne avessero ancora coscienza questa storia; lungi da emettere giudizi e sentenze che non ci competono, in cuor nostro confidiamo comunque che questa situazione si possa risolvere in maniera positiva: ecco perché qualora ACI Sport o chiunque di dovere volesse dire la propria, noi restiamo come sempre a disposizione.

Francesco Cozzula: “Vorrei un giorno poter disputare una stagione intera nel WRC”

Partiamo dall’inizio: quando è nato il tuo interesse per i rally, e che tappe hai percorso prima di diventare navigatore?

«Vivo a Osilo dove si respira da sempre l’aria di motori. In paese si correva la mitica Bunnari – Osilo, gare di velocità in salita e nei pressi del paese passavano le prove dei Rally Costa Smeralda ed Asinara. Da piccolo andava a vedere i passaggi di queste due gare. Il ruolo del“navigatore mi ha sempre affascinato.

All’età di diciannove anni ho iniziato a fare il commissario di percorso, poi a causa del peggioramento visivo sono stato costretto a stare dietro la scrivania, diventando prima verificatore sportivo e poi segretario di manifestazione. Piano piano ho coltivato l’ambizione di diventare copilota e nel gennaio 2005 ho esordito nel mio primo rally».

Puoi spiegare ad un pubblico magari non informato o che semplicemente desidera sapere, come si possa essere navigatori di una vettura rally che compete in una gara, nonostante si sia ipovedenti?

«Il ruolo del navigatore ha molteplici impegni in una gara, credi tu ti riferisca a come può fare una persona che non vede oltre il suo naso a dare le note in una prova speciale. Prima di ogni gara assieme al pilota si effettuano le ricognizioni delle prove speciali: in questo momento molto delicato il pilota detta al navigatore le note che sono una descrizione minuziosa del tracciato di gara.

Per me non serve vedere la strada, io la sento scorrere sotto le mie chiappe [sic]: ad esempio, 50 indica un rettilineo, S4 indica una curva a sinistra di raggio quattro, 80 indica una distanza dritta … Ebbene, fatto il primo rettilineo io “sento” il mio pilota che sta girando a sinistra e quindi capisco dove sono, e cosi via per tutta la durata di una prova. Immagino che non sia semplice da capire per chi non ha problemi grossi di vista».

Personalmente, come spieghi il fatto che la deroga eccezionale a te concessa dalla Federazione negli anni scorsi per avere la licenza sportiva di navigatore senza patente, non rappresenti comunque un precedente per farti tornare nuovamente nell’abitacolo di una vettura in gara?

«Attenzione, la mia autorizzazione ad avere la licenza senza patente di guida non era una deroga, ma una norma presente nel regolamento. 69 gare disputate in Italia e oltre i confini italiani sono un bagaglio che non può essere non tenuto conto».

La tua però è una condizione degenerativa: non pensi che la Federazione, al di là della questione della patente, abbia soppesato questo elemento nella decisione di non rinnovarti la licenza? Ovvero che non siano stati spinti da una volontà punitiva, ma per preservare la sicurezza tua e del tuo pilota?

«Per poter fare sport serve un certificato medico sportivo e nel mio caso va allegato anche una relazione di uno specialista, un oculista, quindi se le mie condizioni visive non lo permettono il mio oculista non mi darebbe mai il primo via libera.

Ho rischiato di morire in un incidente durante un rally e ho visto quanto hanno sofferto i miei cari e il mio pilota, non mi permetterei mai di mettere a repentaglio la vita del mio pilota, degli ufficiali di gara sul percorso e del pubblico che staziona sulle prove speciali».

Recentemente hai fatto il conto dei piloti rally italiani al via nelle varie competizioni di quest’anno, riferendo che in tutto il gruppo soltanto un equipaggio ha dimostrato la propria vicinanza alla tua battaglia: in tutti questi anni hai ricevuto altri attestati di solidarietà dai colleghi o da qualche team?

«Aggiorniamo il conto a questo fine settimana [il precedente, ndr]: 6 rally disputati in Italia con ben 427 equipaggi verificati e due tappe del campionato del mondo rally con 23 equipaggi partecipanti. Sono in tanti che mi sostengono con messaggi e pacche sulle spalle, ma serve ben altro per scardinare l’ostacolo che si è presentato da qualche tempo a questa parte. Per fortuna ho gli amici stretti e la mia famiglia che mi supportano. altrimenti non sarebbe stato possibile resistere cosi a lungo».

Nei tempi recenti si sono fatti notevoli passi avanti nel trattare la disabilità non come un ostacolo, ma come una opportunità per una vita diversa ma sempre vissuta appieno. Anche nello sport abbiamo avuto esempi del genere in varie discipline (pensiamo al solo automobilismo, con Alex Zanardi che ha corso in questi mesi nel DTM e nell’endurance senza protesi, o a Rachele Somaschini che pilota vetture rally pur soffrendo di fibrosi cistica): senza fare raffronti, è la burocrazia che impedisce ad un portatore di disabilità di realizzarsi? O persiste un fatto mentale, pregiudizi da parte dei cosiddetti normodotati?

«Nel mio caso la seconda ipotesi, ma il dato più triste è il fatto che ho presentato il mio caso al presidente della commissione FIA disabilità e accessibilità, disabile anche lei, [Nathalie McGloin, di cui raccontammo la storia tempo fa, ndr] e mi ha replicato che lei si occupa solo di disabilità fisico-motoria e che non poteva e né voleva intervenire per il mio caso. Ho oppositori anche tra i colleghi. Io ribadisco il concetto: 69 gare disputate sono un dato di fatto».

A prescindere da tutto quello che è successo e dalla tua lotta per tornare in gara, come tutti gli sportivi avrai sicuramente delle ambizioni legate alla tua carriera. Immaginiamo tu possa rimetterti al lato destro di un abitacolo per dettare le note: che obiettivi ti porresti?

«Questo: partecipare a più gare possibili per far “vedere” che i sogni si possono avverare e che la disabilità non è un ostacolo nel fare sport. Sarebbe bello partecipare ad una stagione completa di WRC. Il problema è che esistono persone che non vogliono che questo accada».

Se anche lo sciopero della fame non funzionasse, cosa faresti?

«Non saprei per ora, la situazione non è facile e non riguarda solo me, ma indirettamente anche chi mi sta vicino nel quotidiano. Se fosse per me sarei già accampato a Roma davanti agli uffici AC Italia».

Se potessi rivolgere un appello alla Federazione, in cui magari indichi una soluzione che possa mettere d’accordo entrambe le parti, cosa diresti?

«Non ci sono soluzioni accomodanti, io ho dimostrato più volte di poter fare il navigatore. Chiedo alla Federazione di darmi la possibilità di fare ciò che sono in grado di fare. Altre federazioni sportive farebbero a gara nell’avere una peculiarità di questo tipo e la mia federazione invece si ingegna nel trovare scuse nel non farmi fare sport.

Volevo ringraziare la redazione di Motorionline per l’opportunità di questa intervista».

Crediti Immagine di Copertina: Facebook Francesco Cozzula

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