Legge, Figueiredo e De Silvestro: dall’IndyCar alla 24 Ore di Daytona

Un team tutto al femminile alla 24 Ore di Daytona

Alla 24 Ore di Daytona di quest'anno ha partecipato anche un equipaggio tutto al femminile: tre di loro - Legge, Figueiredo e De Silvestro - arrivano dalla IndyCar, con la speranza di replicare una squadra di sole donne anche in questa serie
Legge, Figueiredo e De Silvestro: dall’IndyCar alla 24 Ore di Daytona

Katherine Legge, Christina Nielsen, Bia Figueiredo (Ana Beatriz) e Simona De Silvestro alla scorsa 24 Ore di Daytona hanno segnato la storia: in un motorsport in cui vedere una donna competere ad armi pari con gli uomini fa ancora notizia, le quattro piloti sono state il primo equipaggio femminile in 25 anni di storia della gara endurance marchiata Rolex.

La gara del team al femminile nella 24 Ore di Daytona

Tre di loro provengono dal mondo della IndyCar, con un totale di 136 partecipazioni. Un equipaggio di talento ed esperienza, che si è messo a bordo della Acura NSX GT3 Evo per il team Heinricher Racing & Meyer Shank Racing, in gara per la prova endurance che ha aperto due settimane fa la stagione del Campionato  IMSA WeatherTech SportsCar. La loro corsa si è conclusa al tredicesimo posto nella classe GTD e al trentatreesimo assoluto, dopo essersi issate ad onore del vero al quinto di categoria, per poi perdere le speranze di una top 5 per via di un contatto della vettura con il muretto a seguito di un fuoripista, con la Legge dentro l’abitacolo. Il weekend all’International Speedway è stato tra l’altro funestato dal maltempo, che ha influenzato pesantemente la gara facendola terminare in anticipo e contribuendo, come concorso di pena, all’errore della Legge.

L’esperienza dell’equipaggio nella IndyCar

In ogni caso, non c’è spazio per il rammarico, ma per il buon lavoro comunque svolto e per il traguardo – figurativo – tagliato: il discorso vale in particolare per la Figueiredo, al debutto alla 24 Ore di Daytona ed autrice di una buona gara. La due volte campionessa IMSA e già bivincitrice della Indy Lights, una sorta di versione d’accesso alla IndyCar, ha corso anche nella 500 Miglia di Indianapolis dal 2010 al 2013, di cui si ricorda in particolare la «stressante» edizione del 2011 dove finì 21esima, giacché, come racconta, la lotta era molto serrata per entrare nella qualifica dei 33 iscritti.

Poi c’è un’altra reduce dalla IndyCar dove ha disputato quattro stagioni, ovvero Simona De Silvestro, attualmente alla sua terza partecipazione completa nel campionato Supercar in Australia. La pilota trentenne ammette di avere nostalgia delle Indy giacché si sentiva a proprio agio sulle monoposto a vetture scoperte. «Ma adesso mi sta piacendo molto competere nelle supercar in Australia, un gran bel campionato nonché molto competitivo», rivela la De Silvestro, che aggiunge il fatto che per un pilota è «molto bello […]  provare differenti tipologie di vetture e di imparare da esse», chiosa la driver che in carriera vanta un secondo posto nella tappa di Houston (la prima di due consecutive) della IndyCar 2013. La sua speranza, comunque, è di tornare a correre nel circuito di Indianapolis, come ammette.

Infine la Legge, come le altre colleghe, guarda al proprio passato in IndyCar con un misto di nostalgia e desiderio per un ritorno in questa serie: «La IndyCar rimane una delle mie passioni», spiega la trentottenne, che ha corso due Indy 500 nel 2012 e 2013. Non a caso, il comproprietario della loro scuderia, Mike Shank, schiera una vettura per il collega pilota Jack Harvey, il britannico che ha iniziato la propria carriera nelle competizioni motoristiche statunitensi nel 2014. «Ogni settimana chiedo a Mike se posso correre per lui, ma si sa, molto dipende dagli sponsor e da quanti soldi un pilota riesce a portare. È dura – ammette la Legge – ma se sarebbe davvero divertente [tornare in IndyCar]».

Lo stesso Mike Shank ha confermato l’insistenza della britannica, che abbiamo visto lo scorso anno fare una apparizione come test driver in Formula E nella sessione che si è aperta dopo l’ePrix di Riad dello scorso anno. E lo stesso comproprietario conferma le incertezze al riguardo della ricerca degli sponsor: «Difficile avvenga quest’anno – aggiunge – ma Katherine sta facendo un gran bel lavoro con le vetture da corsa, piace agli sponsor, è insomma un’ottima pilota. È il terzo anno che corre con noi e sono felice di vedere come vanno le cose con lei. Se ci porteranno ad Indy, allora che sia così».

L’esempio dell’equipaggio al femminile

Intanto, l’equipaggio tutto al femminile ha dato ottima prova di sé alla 24 Ore di Daytona. E qui torniamo al punto di partenza, all’esempio portato avanti da queste donne nel motorsport. Un’opportunità da non negare alle ragazze o alle piloti come loro, come spiega la De Silvestro. «Nella nostra carriera abbiamo avuto molti alti e bassi, perché è sempre difficile abbattere un muro ed avere le giuste possibilità.[…] Speriamo che questa strada possa ispirare molte giovani ragazze a capire che se hanno un sogno, allora devono seguirlo e continuare a lavorare duro e cercare di raggiungere i propri obiettivi»

E come dice la Legge, «abbiamo messo assieme le migliori piloti di sesso femminile al mondo. Abbiamo dimostrato di essere credibili nonché le più titolate per questo lavoro. Il fatto che siamo donne è un dettaglio in più».

Crediti Immagine di Copertina: (c) Ufficio Stampa IndyCar

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