Damiano De Tommaso, campione italiano rally Junior: “Spero di tornare nel WRC” [INTERVISTA]

Intervista a Damiano De Tommaso

Il campione CIR Junior 2018, Damiano De Tommaso, ci ha parlato della sua stagione trionfale con Peugeot Sport Italia e il suo punto di vista sulla situazione del movimento in Italia. E sul suo futuro...
Damiano De Tommaso, campione italiano rally Junior: “Spero di tornare nel WRC” [INTERVISTA]

La stagione 2018 è ormai terminata, e ci troviamo ormai in quel crocevia tra i bilanci di fine anno e la preparazione per il futuro prossimo che attende piloti e team. Nel mondo rally di casa nostra c’è chi scalda i motori per il 2019, e chi rimane alla finestra nell’attesa di poter proseguire un percorso che sino ad oggi è stato fenomenale. È il caso di Damiano De Tommaso, giovane talento proveniente dal vivaio Peugeot, fresco Campione Italiano Rally Junior.

Nato quando Paolo Andreucci disputava praticamente il suo decimo anno nelle corse rally, il ventiduenne originario di Varese ha conquistato il successo nel CIR dedicato ai piloti Under 26 quest’anno a bordo della Peugeot 208 R2B, navigato da Michele Ferrara. Un successo – giunto con una gara di anticipo, al Rally Adriatico – arrivato quindi al volante di una vettura ufficiale della casa del Leone, onore  concesso al giovane De Tommaso in virtù della vittoria, nel 2017, del Peugeot Competition Top 208, monomarca che mette appunto in palio la possibilità di avere un sedile da titolare nel CIR Junior.

Prima di raccogliere questi risultati premiati da Peugeot Sport Italia, il varesino che fa parte di quella fucina di giovani talenti quale è ACI Team Italia ha mosso i suoi primi passi ovviamente nel mondo dei kart, scuola dell’obbligo per chi vuole tentare una carriera nel mondo dei motori sportivi. Poi nel 2012 le prime esperienze rally, sebbene su pista, e i primi approcci con la Peugeot, sia Twingo che Clio. Domina subito in classe N3 sul circuito di Magione per il Rally Circuit Series, che bissa l’anno successivo a Varano e sempre in coppia con Silvia Mazzetti. Nel 2015 le prime esperienze nelle prove del Tricolore Italiano e nel WRC3, conquistando la top ten di categoria in Polonia, Finlandia e Catalogna, in cui si prende anche il secondo posto in classe RC4. L’anno successivo bissa il podio WRC3 in Spagna e sale anche al secondo posto del Rally Italia Sardegna. Infine nel 2017 sale a bordo della 208 R2 con Michele Ferrara e conquista il monomarca che lo fa accedere al CIR Junior come pilota ufficiale Peugeot Sport Italia. Il resto è storia, a cui si aggiunge il trionfo quest’anno al Rally Ronde del Palladio e la vittoria del Casco d’Oro Tricolore e del Volante di Bronzo ACI 2018.

Damiano De Tommaso, l’intervista: “In Italia c’è una mancanza di serietà e strategia”

I giovani come te che raggiungono dei traguardi importanti spesso devono far fronte a delle inevitabili pressioni, nonché paragoni di peso con i campioni che li hanno preceduti:
personalmente come gestisci la cosa?

«Devo dire che l’unica pressione che posso avere delle volte è la paura di non far bene, cioè di non poter portare a casa magari il risultato sperato a causa di diversi fattori. Ecco, a quel punto non mi sento tranquillo; ma su questo ci sto lavorando e sono migliorato molto. Per il resto non ho mai avuto alcuna pressione dovuta a dei paragoni con altri, il mio obiettivo è quello di sfidare me stesso e fare al meglio che posso».

Hai celebrato il tuo successo nel CIR Junior sottolineando il ruolo fondamentale del tuo navigatore Michele Ferrara. Con lui dividi l’abitacolo dal 2017: quanto avete imparato l’uno dall’altro?

«Penso che insieme a Michele annia fatto due belle stagioni e sicuramente entrambi abbiamo imparato qualcosa da noi stessi. Abbiamo gli stessi obiettivi e tanta voglia di vincere, perciò ci siamo trovati molto bene insieme. Il rapporto con lui è davvero ottimo e ci capiamo al volo, cosa non di poco conto!».

A proposito di insegnamenti, la presenza in Peugeot di veterani nonché leggende dei nostri rally quali Paolo Andreucci ed Anna Andreussi quanto può essere trascinante per conquistare risultati di livello?

«Sicuramente ha fatto molto piacere essere stati in squadra con Paolo e Anna, non hanno bisogno di commenti da parte mia. Penso che ognuno di noi abbia fatto il suo lavoro e, come fa un vero professionista, non perde tempo a guardare altri. Loro erano sempre molto concentrati sulla loro gara e noi sulla nostra. Detto questo per me rimangono due grandi del motorsport, vi assicuro che hanno ancora una fame pazzesca! Detto questo, qua e là abbiamo saputo imparare qualcosina da loro, sono sempre stati sempre molto disponibili nei nostri confronti».

Corri con la Peugeot 208 R2 praticamente dal 2015: quest’anno hai guidato la R5 al Volpolicella, dove tra l’altro hai ottenuto la tua prima vittoria in carriera assieme alla navigatrice Giorgia Ascalone. Com’è stato il salto di classe?

«Si, siamo riusciti quest’anno a fare due gare extra con la Peugeot 208 T16 e devo dire che è stato quasi tutto come mi aspettavo. Le piccole R2 ti fanno crescere tanto ed è fondamentale farci tanti km prima di fare il salto di categoria, secondo il mio punto di vista. Sono due auto totalmente diverse e il passaggio non è affatto scontato».

Hai dichiarato di esserti divertito nella lotta che quest’anno ti ha visto battagliare gomito a gomito con Tommaso Ciuffi. Avere un avversario tenace ha rappresentato uno stimolo in più per trionfare?

«Esatto, è stato proprio così. Sono ancora più contento di aver vinto questo titolo contro avversari molto veloci e faccio a loro i miei complimenti. Nel CIR il passo gara è veramente alto e Tommaso ce l’ha messa tutta per mettermi in difficoltà. È bello vincere contro avversari combattivi e che ti danno del filo da torcere».

Al Rally di Roma Capitale ti sei confrontato con i Junior dell’ERC. Cosa si può imparare dai colleghi esteri? Pensi che il movimento italiano abbia bisogno di un cambio di tendenza?

«Mah, non saprei con esattezza cosa potremmo imparare dai colleghi esteri. Però so cosa manca a noi italiani: la strategia e la serietà sono due aspetti che secondo me mancano fortemente nel nostro ambiente. Alcuni pensano più all’immagine che all’andar forte in prova speciale. Lo ammetto, nell’ultimo periodo mi sono accorto che dovrò fare qualcosa per lavorare anche con i social (li ho tralasciati), ma mi sono primariamente concentrato sulle corse e sulla ricerca di tecniche e metodi per le note, perché preferisco vincere prima di darmi ai social. Le note sono un sistema molto complesso e per fare i 2 passaggi o 3 bisogna avere le idee chiare e tanto allenamento. Lo ritengo fondamentale. Ritornando alla gara di Roma, penso che quest’anno, avendo vinto anche l’ERC Junior, in quella gara abbiamo dimostrato che in Italia non manca il talento. Sicuramente, questo è avvenuto perché avevamo una squadra molto molto forte e delle gomme di vertice. Insomma, un pacchetto vincente nella sua complessità che mi ha permesso di stare davanti».

Cosa si prospetta adesso per il tuo 2019? Confidi in un futuro ritorno nel WRC dopo l’assaggio del 2016 nella WRC3?

«Io spero sempre di tornare nel WRC, ma la realtà è che è molto difficile. D’altronde la speranza è l’ultima a morire».

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