Rachele Somaschini: “Amo il rally e corro portando un messaggio di speranza” [INTERVISTA]

Somaschini ha partecipato al Monza Rally Show

Al Monza Rally Show 2018 abbiamo intervistato Rachele Somaschini, alla prima volta con una R5.
Rachele Somaschini: “Amo il rally e corro portando un messaggio di speranza” [INTERVISTA]

In occasione del Monza Rally Show 2018 abbiamo avuto il piacere di intervistare Rachele Somaschini, pilota rally che quest’anno ha preso parte al CIR. Lo spirito in pista di “Kelly” è quello di una vera Iron Lady e lo ha dimostrato esordendo a bordo di una Peugeot 208 Gruppo R5, sino ad ora mai provata. Una volta tolto il casco, lo sguardo sempre sorridente che traspare dai suoi occhi azzurri ne rivela una personalità fuori dal comune, ma dal fisico a volte troppo fragile. Rachele lotta infatti contro la fibrosi cistica ed anche alla kermesse brianzola ha portato nel paddock ed in pista, sia sulla tuta che sulla propria vettura, il messaggio #CorrerePerUnRespiro, della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica – ONLUS.

Rachele, come giudichi il tuo Monza Rally Show?

«Onestamente per essere la prima volta con una R5, non potevo fare di più. Certo, speravo un po’ meglio, però è una vettura tutta da conoscere e pian piano ho ingranato ed ho recuperato un buon gap. Nel gruppo R5 ci sono grandi piloti e quindi ho pensato a divertirmi più che a fare risultati di rilievo. Le sensazioni che mi ha lasciato questa vettura sono incredibili: la procedura di partenza è sbalorditiva! Non avevo mai provato una spinta del genere e la Peugeot 208 T16 è davvero una bella macchina: da un lato è facile da usare, dall’altro è difficile da portare al limite. Mi sentivo sempre un po’ rigida quando la guidavo, anche perché non volevo fare errori pesanti. Ad esempio la leva del freno a mano è molto più sensibile rispetto alla R2 cui ero abituata quest’anno. Con la R5 bisogna avere un approccio metodico, preciso e ragionato.

Il mio co-pilota, Sergio Marchetti, ha già guidato una R5 e mi ha dato dei consigli importanti in ogni Prova Speciale. Ieri guardandomi nei video notavo come “spazzolavo” rispetto agli altri piloti, che avevano una guida più pulita, però l’importante era divertirsi e l’ho fatto».

Ed il 2019 porta già un bel regalo, non è così?

«Esatto, perché parteciperò al Rally di Montecarlo. Non nascondo che sono già tesa adesso! Però in qualche modo ce la faremo. Parlando invece di programmi futuri io speravo di cimentarmi nell’Europeo Rally, ma per diversi motivi credo farò nuovamente il CIR, anche per accumulare ulteriore esperienza. Dunque male non può fare, anzi. Ho debuttato proprio nei rallies in questo Campionato e nonostante un avvio difficile sono riuscita pian piano a migliorare».

E quando corri porti con te anche un messaggio molto importante.

«L’impegno con la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica non mi abbandona mai e sono felice di portarlo con me quando corro. Io stessa ho la fibrosi cistica e sono in cura da ventiquattro anni e sin dalla mia prima gara ho voluto diffondere il messaggio di aiutare la ricerca e finanziare la Fondazione. Anche prima di cominciare nel Motorsport ero volontaria della Fondazione per sensibilizzare le persone verso l’unico ente che ci dà una speranza di guarigione, e di avere una vita il più possibile vicina a quella delle persone non affette da fibrosi».

Quali sono le difficoltà che devi affrontare?

«Come dico sempre lo Sport è la migliore terapia possibile. È importantissimo tenersi allenati mentre le difficoltà più importanti sono il caldo e la sudorazione. Ho una concentrazione del sudore che è otto volte maggiore del normale e questo porta ad una disidratazione molto pericolosa. Per fortuna qui al Monza Rally Show non è un caso ma in generale sono sostenuta dalla mia famiglia, che mi aiuta a mantenermi con il giusto apporto di ciò che serve al mio fisico. Essendo poi la fibrosi cistica una malattia che colpisce principalmente i polmoni, possono esserci difficoltà a respirare. E tutto diventa più complicato nei casi in cui si prende un raffreddore: il periodo di malattia può durare anche un mese e mezzo ed i tempi di ripresa anche due. A Luglio, ad esempio, mi sono dovuta ricoverare per venti giorni al fine di trovare uno stato di normalità per i miei polmoni».

Qual è il tuo pensiero sullo stato attuale delle donne nel Motorsport?

«Io ero stata una delle invitate a prendere parte alla W Series, ma ho dovuto declinare per impegni legati ai rallies. Non volevo impegnarmi in qualcosa che sentivo distante da me, sia per l’impegno fisico sia perché ho pensato “Forse è troppo” per la prima volta nella mia vita. Dunque ho preferito rinunciare e seguire il mio percorso nel rally.

Parlando invece di mondo femminile nel Motorsport sono sempre molto contenta quando c’è qualche nuova ragazza che si affaccia in questo panorama, soprattutto vedendo che riesce a farcela. A livello culturale invece siamo ancora abbastanza indietro e l’ho visto anche circolando qui nel paddock, con certe persone che hanno gli occhi sgranati perché mi vedono salire a bordo di una R5 e mettermi alla guida».

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