Giacomo Altoè dopo i trionfi del 2018: “Sogno la Blancpain GT Series” [INTERVISTA]

Intervista al campione italiano, europeo e mondiale

Reduce dai trionfi nel Tricolore GT e dal titolo europeo e mondiale nel Lamborghini Super Trofeo, il giovane Giacomo Altoè ci racconta la sua stagione e i suoi progetti e desideri per il futuro
Giacomo Altoè dopo i trionfi del 2018: “Sogno la Blancpain GT Series” [INTERVISTA]

Nel mondo dei motori sportivi si fa spazio un giovane originario di Adria, classe 2000, che nel giro di pochi anni è riuscito a salire sul tetto del mondo delle competizioni: Giacomo Altoè in questo 2018 ha conquistato ben tre titoli, in un crescendo rossiniano che lo ho visto laurearsi campione italiano, europeo e già che c’era pure mondiale.

Procediamo per gradi: proveniente da una famiglia con il motorsport nel sangue (il padre Mario dirige l’Adria International Raceway, il fratello Giovanni ha vinto il Trofeo nelle DSG sia del TCR Italy che in quello Europe), il giovane Giacomo come tutti i provetti piloti è partito dal karting – solo tre anni fa – per poi scalare verso le categorie maggiori: la Formula 4 nazionale di casa nostra, il TCR International (sia a bordo della Volkswagen Golf GTI TCR che, successivamente, la Honda Civic Type R TCR) e alcune apparizioni nella serie italiana e del Medio Oriente. A soli 16 anni sale sul suo primo podio, con il secondo posto nel round thailandese della serie internazionale del TCR.

Ma è il 2018 che segna un punto di svolta clamoroso nella carriera di Altoé: sotto le insegne del team Antonelli Motorsport il polesano vince il Campionato Italiano Gran Turismo nella classe GT3 assieme al romano Daniel Zampieri: a bordo della Lamborghini Huracan GT3 i due hanno avuto la meglio su piloti più navigati, ma non è finita qui. Nel giro di un mese i due bissano con la leadership assoluta nella classe Pro del Lamborghini Super Trofeo Europe ed infine il trionfo alla World Final del Lamborghini Super Trofeo, in cui dopo una combattuta Gara 2 dell’ultimo round di Vallelunga Altoé e Zampieri si laureano campioni del mondo in classe Pro.

Nonostante abbia da poco l’età per fare la scuola guida ed ottenere la patente, Giacomo Altoè può già vantare un curriculum notevole nel mondo dei motori sportivi su pista, ma è anche ovvio che tutto ciò non rappresenti un traguardo ma il punto di partenza per una carriera, che auguriamo lunga e piena di successi, in cui il difficile verrà adesso: ovvero confermare quegli sprazzi da fuoriclasse che il giovane pilota di Adria ha dimostrato sino ad oggi. Intanto, ci parla in questa intervista della sua sfavillante stagione e di quello che potrebbe essere il suo futuro.

Giacomo Altoè: “Competere ad alto livello a 16 anni mi è servito in questa stagione”

Nonostante tu sia appena maggiorenne hai dimostrato ad oggi, oltre ad un obiettivo talento, determinazione, concentrazione e sangue freddo da pilota scafato. È qualcosa che ti viene naturale o sono doti che hai sviluppato sin dalle tue prime apparizioni nel mondo dei kart?

«Intanto grazie per i complimenti! Penso sia una dote che non puoi allenare più di tanto, o ce l’hai o non ce l’hai. Sicuramente in un pilota puoi migliorare tantissime cose se ci lavori, ma penso che buona parte di questi risultati siano avvenuti grazie all’impegno e alla “fame” di vittoria che ho messo tutto l’anno!».

Il tuo successo quest’anno come più giovane campione GT della storia è anche frutto di un ottimo feeling con la Lamborghini Huracan GT3. La vettura è stata studiata per garantire la migliore efficienza in termini di aerodinamica e per il miglior grip in ogni tracciato: hai avuto questo tipo di feedback durante la stagione?

«Si, mi sono trovato benissimo durante tutta la stagione con la Lamborghini Huracan GT3, soprattutto grazie a Marco Antonelli e a tutto il team che mi hanno fornito sempre una macchina competitiva e veloce».

La vittoria nella classe Pro della World Final premia l’impegno e il duro lavoro sia tuo che di Daniel Zampieri e del team Antonelli Motorsport. Ma in questo successo hanno pesato anche gli errori dei vostri avversari. A mente fredda come analizzi quella Gara 2 che ti ha regalato il titolo?

«E’ vero! Devo ammettere che abbiamo avuto molta fortuna in Gara 2 alla World Final, ma è vero anche che senza i 2 punti delle pole position e senza vincere gara 2 non sarebbe arrivato questo risultato, quindi devo dire che ci è andata bene, ma alla fine siamo stati premiati per quanto abbiamo fatto vedere tutto l’anno e durante tutto il weekend a Vallelunga!».

Anche per quanto riguarda il titolo nella classe Pro del Lamborghini Super Trofeo Europa ha avuto un piccolo ruolo il forfait di un tuo diretto avversario, Karol Basz, che ha patito dei problemi alla sua Huracan proprio nell’ultimo appuntamento di Vallelunga. La lotta tra voi e i rivali di Imperiale Racing è stata molto accesa quest’anno, tra successi, errori, momenti fortunati (come a Monza) ed altri meno (come la perdita della leadership del campionato dopo Spa, a vantaggio di Basz): avere un rivale così tenace ti ha dato quella spinta in più per lottare nella conquista del titolo?

«Sicuramente! Sono stati dei grandi avversari, sempre competitivi ad ogni appuntamento e questo mi spronava a fare meglio giro dopo giro, con un livello di concentrazione massimo. E’ stata proprio una stagione combattutissima e molto “tirata”, mi sono divertito molto».

A 16 anni ti sei misurato nel TCR International Series, salendo pure su un podio: cosa prova un ragazzo di quella età nel confrontarsi con una competizione su pista di livello internazionale, a bordo di vetture del genere? Mai provato paura oppure ha prevalso una sorta di incoscienza che spesso si riscontra in chi è così giovane?

«Paura diciamo di sì: paura di non dimostrare magari quello che un pilota vale! Verso fine stagione, quel podio in Thailandia, a Buriram è stato importantissimo per me e per il team. Però sono sempre riuscito a mantenere la calma e controllare la pressione anche nei momenti più difficili, e competere subito a 16 anni in un campionato di cosi alto livello mi è servito tantissimo anche in vista di questa stagione!».

Adesso si farà a gara nell’etichettarti come predestinato, talento del futuro e così via. Temi le pressioni e l’attenzione degli addetti ai lavori, che dalla prossima stagione sarà molto più forte?

«Non sarà sicuramente semplice! Dopo il successo di quest’anno sarà quasi impossibile ripetere quanto fatto l’anno prossimo, ma lavorerò duro tutto l’inverno per prepararmi al meglio per la stagione 2019».

C’è una serie in particolare che cattura la tua attenzione e nella quale vorresti in futuro gareggiare?

«A me piacciono moltissimo le gare endurance… il mio sogno è di correre nel Blancpain GT Series, dove ci sono i team e i piloti più forti al mondo! Questo è il mio sogno, poi vedremo cosa succederà… però un altro sogno è la 24h di Le Mans, chissà…».

Ti abbiamo visto sino ad oggi correre in pista: pensi che un giorno tu possa provare l’off road, come ha fatto recentemente – per fare un esempio – il campione 2016 della 500 Miglia di Indianapolis Alexander Rossi, rimanendo tra l’altro molto soddisfatto della sua incursione nel rally raid? È un mondo in cui tu, personalmente, ti ci vedresti?

«Non credo, anche perché per le mie caratteristiche di guida non sarei adatto all’off road, però mi piacerebbe provare, magari tra qualche anno, vedremo».

 

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