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CIR | Scandola e il Campionato 2019: “Favorevole alle novità, ma ci vogliono più gare su terra” [INTERVISTA]

Ecco perché per Scandola il CIR 2019 non è equilibrato

Continuano le nostre interviste ai piloti rally tricolore sul CIR 2019: sentiamo il parere di Umberto Scandola di Skoda Italia, che ci dice la sua sulle novità, la presenza di gare su sterrato ed il ritorno del Rally Italia Sardegna
CIR | Scandola e il Campionato 2019: “Favorevole alle novità, ma ci vogliono più gare su terra” [INTERVISTA]

Torniamo ad occuparci del Campionato Italiano Rally e della stagione 2019, il cui format è stato ufficializzato questo mese: dopo aver sentito il commento ed il punto di vista di Paolo Andreucci e di Simone Campedelli, sentiamo oggi un altro pilota in lotta quest’anno per il Tricolore, ovvero Umberto Scandola. Il pilota Skoda Motorsport Italia, vicecampione italiano 2018 su Fabia R5 assieme al navigatore Guido D’Amore, ha commentato per noi le novità e le conferme della prossima stagione: ecco il parere del pilota veronese sulle prove che attendono gli equipaggi nel 2019.

Scandola: “Il rally in Italia ha ancora un grosso potenziale non sfruttato”

Il CIR 2019 presenta poche rivoluzioni e in linea di massima non stravolge il suo format: qual è il tuo parere al riguardo? Secondo te si è optato per una linea più prudente e che riuscisse ad accontentare tutti senza osare?

«Credo che per il bene del nostro sport qualcuno in Federazione debba assumersi delle responsabilità e osare per stravolgere una tendenza che fino a oggi ha funzionato in parte. Il rally ha un grosso potenziale, non a caso alcune case investono pesantemente nei rally, ma credo che nel nostro paese la nostra disciplina sia sfruttata solo in parte».

In un commento ad una nostra intervista a Paolo Andreucci hai affermato di essere d’accordo sul fatto che bisogna evitare la ripetitività nelle prove. Secondo te chi ha la maggior responsabilità riguardo questo problema, la Federazione che imposta un determinato tipo di format e criteri o gli organizzatori e la loro capacità di creare percorsi interessanti pur avendo a che fare con dei paletti prefissati?

«Ho espresso la mia opinione nel contesto di una risposta di Andreucci alla quale sono in parte d’accordo. Alla domanda cosa ne pensasse delle gare su terra, visto che io ero contrario alla loro soppressione, lui rispondeva supportando la mia tesi (della non soppressione), ma solo nel caso in cui i percorsi e le gare fossero cambiate. Posso essere d’accordo con lui. È bello avere nuove gare e percorsi, a patto che lo stesso venga fatto su asfalto. Risultato: sono state sostituite solo le gare in terra come da lui richiesto, quelle a noi più congeniali. Questo è un dato di fatto. Le gare in terra sono più costose e difficili da organizzare per mille motivi (difficoltà di trovare percorsi, avere i permessi, ripristino strade ecc.) e per questo motivo io ribadisco che la Federazione deve aiutare queste gare perché non possono essere escluse da un campionato che vogliono chiamare Campionato Italiano Rally! Se calcoliamo i punti in palio a disposizione nel CIR 2019 sono di 52,5 per le gare su terra contro i 90 delle gare su asfalto. Questo non è un campionato equilibrato».

Non siamo al CIR “4×4”, come auspicavi, ma un po’ ci siamo avvicinati: il ritorno del Rally Italia Sardegna, con le sue due gare, porterà nuovamente gli equipaggi Tricolori su un palcoscenico mondiale. Il format di Gara 1 e 2 è stato giudicato da Simone Campedelli «rischioso»: secondo te è così?

«È bello che ci sia la gara del mondiale nel Campionato Italiano, ma sicuramente comporta un approccio alla competizione molto diverso rispetto le altre gare. Non puoi permetterti di commettere un errore la prima tappa altrimenti rischi di compromettere due gare. Inoltre c’è un grosso aspetto che non è stato preso in considerazione. Agli sponsor interessa vincere le gare per il ritorno mediatico. Purtroppo il mondiale assegnerà il punteggio di due gare con un solo ritorno mediatico. Aggiungo poi che la performance sarà di un livello diverso, perché chi parteciperà al CIR sarà costretto a fare la gara nei confronti dei suoi avversari tralasciando la classifica mondiale».

Sempre riguardo al Rally Italia Sardegna, il ritorno del WRC nel Tricolore potrebbe spostare dal cono d’ombra il CIR, che a tuo dire non è propedeutico per fare carriera nei campionati esteri?

«Credo possa aiutare più i piloti italiani per capire il proprio livello rispetto alla concorrenza mondiale. Un buon risultato ottenuto nella gara di casa non avrà mai un riscontro, in termini di interesse verso i costruttori, come primeggiare all’estero».

Dovrebbe entrare nel calendario 2019 il Tuscan Rewind: che opportunità rappresenta, per i piloti e per il movimento italiano, questa gara che non ha neppure tagliato il decimo anno di età ma che è ben apprezzata dagli addetti ai lavori?

«Sono contento che entri a far parte del CIR 2019. Come già detto sono favorevole alle novità. In maniera particolare per una gara che ripercorre le strade che hanno fatto la storia del rally nazionale. Credo però anche che allo stesso modo le novità ci vogliano per le gare in asfalto».

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