ELMS | Giorgio Sernagiotto pronto per la 24 ore di Le Mans 2018 [INTERVISTA]

"Grazie a Lacorte ho raggiunto un obiettivo altrimenti impossibile"

4 ore di Monza - Archiaviato l'inizio di stagione difficile, Cetilar Villorba Corse è pronta ad affrontare la seconda 24 ore di Le Mans consecutiva
ELMS | Giorgio Sernagiotto pronto per la 24 ore di Le Mans 2018 [INTERVISTA]

DA MONZA – Giorgio Sernagiotto è il pilota di riferimento del progetto Cetilar Villorba Corse. È a lui che Roberto Lacorte si è rivolto all’inizia della propria carriera nel mondo dei motori, servendosi non solo delle sue doti velocistiche, ma anche della sua esperienza in veste di coach driver.

Insieme hanno iniziato un progetto a lungo termine, debuttando nel VdeV con una Tatuus PY12, per poi debuttare nel 2015 nella neonata classe LMP3 dell’European Le Mans Series, il più importante campionato endurance in Europa. Dopo due anni di apprendistato il salto in P2, classe regina dell’ELMS., con una Dallara P217.

“Ho conosciuto Roberto ad ottobre 2010 durante un test del Ferrari Challenge in cui ricoprivo il ruolo di coach driver e mi sono subito reso conto che era bravo” attacca Sernagiotto. “Ormai ho una buona esperienza in materia e mi capita spesso di vedere piloti al primo approccio in pista. Lui mi ha dimostrato subito di avere la stoffa. Un anno dopo mi ha contattato per ingaggiarmi in qualità di coach driver, mettendo subito in chiaro il suo sogno: partecipare alla 24 ore di Le Mans con i prototipi. Io sinceramente sono scoppiato a ridere e gli ho dato del pazzo. Sembrava un obiettivo lontanissimo e quasi impossibile, ma Roberto aveva un progetto ben chiaro in testa e ho deciso di seguirlo. investendo parte della mia carriera. Ho lasciato il mio lavoro di coach in Ferrari e le gare nel Trofeo Maserati. Direi che l’investimento ha pagato”.

Cos’hai provato l’anno scorso a Le Mans, quando finalmente hai visto concretizzarsi questo progetto nato diversi anni fa?

“Sto vivendo questo programma con diversi stati d’animo, perché rivesto più ruoli in questa avventura. Sono il coach di Roberto, ma anche la sua persona di fiducia, gli ho dato molti consigli su come muoversi in questo ambiente difficile, forte della mia esperienza. Quindi in qualità di uomo squadra ho tirato un sospiro di sollievo quando abbiamo raggiunto Le Mans. L’altro stato d’animo è quello del pilota. Non ho mai avuto grandi opportunità nel corso della mia carriera, grazie a Roberto e al suo progetto ho potuto finalmente mostrare quello che valgo in auto, sia a livello di talento e di velocità pura sia a livello di gestione della vettura. Quindi il pilota Sernagiotto ha provato cattiveria e grinta durante la corsa, per poi tirare un sospiro di sollievo al termine della gara”.

Il motto di Cetilar Villorba Corse è “Italian Spirit of Le Mans”, in quanto siete tra i pochi rappresentanti del tricolore nella gara di durata più famosa del mondo. Ma cosa manca affinchè in Italia il popolo appassionato di motori si innamori dell’endurance?

“Personalmente penso che l’endurance sia la specialità più bella dell’automobilismo perché riesce a comprimere in un’unica corsa tutte ciò che amo di questo sport: velocità, qualità e tecnica di guida, resistenza, resilienza. Ti permette sempre in qualche modo di poter rialzare una gara, anche se non è partita nel migliore dei modi. Ma soprattutto, la cosa che più mi piace, è dover continuamente cambiare lo stile di guida, una delle caratteristiche che amo di più nei rallisti. Anche nell’endurance questa è una componente fondamentale, perché nel corso di una gara ci si imbatte in condizioni climatiche spesso mutevoli, affrontando giorno, notte, alba, tramonto, guidando con gomme di mescole diverse. Questo inverno ho ricevuto proposte da parte da diverse squadre rivali, ma non ho dato continuità alle chiamate perché mi sento legato a doppio filo conduttore con Roberto, con cui ho condiviso qualcosa di staordinario nel corso di questi anni. Gli sono estremamente riconoscente perché grazie a lui ho raggiunto un obiettivo altrimenti impossibile e ci sentiamo sinceramente i rappresentati dell’endurance in Italia, perché ci rendiamo conto che nel panorama del motor sport tricolore c’è bisogno di storie di questo tipo e di conoscere una specialità che fa innamorare chiunque le si avvicini. Infatti, una cosa che abbiamo imparato è che chi ha iniziato a seguirci non ha più smesso, e continua ad incoraggiarci assiduamente. Condividere la propria passione è la cosa più bella”.

Com’è stato il primo approccio alla Dallara?

“Non è un segreto, e lo dico molto schiettamente, che Oreca ha costruito una vettura superiore. Dallara è partita da un foglio bianco, erano tanti anni che non si cimentava in un progetto simile, ha fatto tutto sommato un ottimo lavoro. Purtroppo i nostri competitor sono fortissimi: Oreca e Ligier hanno un grandissimo know how nei prototipi, fanno grandi investimenti, coordinano un’attività di test pazzesca, hanno una mentilità molto manageriale che funziona. Da noi è mancato qualche ingranaggio nello sviluppo. Facciamo ancora fatica a pesare il jolly che abbiamo giocato questo inverno, perché ci ha restituito feedback contrastanti finora. Dopo il primo test dell’anno ad Aragon eravamo eccitatissimi, pensavamo davvero di aver colmato tutto il gap con Oreca. A Le Castellet però siamo rimasti dietro con un delta tempo molto simile allo scorso anno, quindi anche loro hanno migliorato tanto nel corso dell’inverno. Abbiamo anche vissuto due weekend molto difficili fino adesso: a Le Castellet abbiamo avuto un incidente nel prologo e poi i problemi di Andrea Belicchi hanno destabilizzato gli equilibri interni. Ripartiamo da Monza con un nuovo pilota, Felipe Nasr, e questo sicuramente ci penalizzerà all’inizio. Proprio Nasr stamattina ha avuto un incidente e abbiamo perso un’ora di tempo durante le prove libere. Sono cose che pesano perché poi alla vigilia delle qualifiche non abbiamo ancora le idee chiare”.

Quali aspettative hai per la 24 ore di Le Mans 2018?

“Non mi sono mai creato aspettitive, Le Mans è una corsa molto strana. Sicuramente non riusciremo a migliorare il risultato dello scorso anno perché il numero di LMP1 presenti al via è praticamente raddoppiato. L’obiettivo dunque è raggiungere il traguardo, mettendocela tutta e cercando di non fare errori. Lo scorso anno abbiamo gestito la corsa molto bene. Mi mancherà molto Andrea perché ho un bel rapporto di amicizia con lui”.

Se Roberto ti chiedesse di fare il salto in LMP1 cosa risponderesti?

“Gli direi che è un pazzo ma accetterei di corsa!”

E Lacorte conferma “qualche parola in merito l’abbiamo spesa…”

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